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Adriano in prestito al Bordeaux… ma Moratti stoppa tutto

Quanti tifosi dell’Inter dicono grazie a Vampeta? Probabilmente pochi, visto il magro ricordo che ha lasciato il brasiliano nella Milano nerazzurra. Anzi, in molti si spingerebbero anche oltre per una meteora pagata 30 milioni di euro. Ma con un po’ di buona memoria, ripensandoci, bisognerebbe ringraziarlo perchè senza di lui probabilmente Adriano non sarebbe mai diventato un giocatore dell’Inter. 

 

 

Torniamo indietro di 20 anni, siamo gennaio del 2001. Vampeta in pochi mesi è passato da craque a bidone, complice anche un’attitudine poco conforme agli standard europei. Lippi lo declassa in poche settimane da panchinaro a giocatore in tribuna a fuori rosa. Ci mette poco la dirigenza nerazzurra per bocciarlo e trovargli un’altra sistemazione. Il PSG lo vuole, è il momento del mercato franco-brasiliano a Parigi. Christian è una delle stelle, Ronaldinho lo diventerà pochi mesi dopo e Vampeta è il terzo gioiello che Luis Fernandez vuole alle sue dipendenze. L’affare è complesso: metà del cartellino di Vampeta per tutto Dalmat. L’altra metà rimane dell’Inter.

 

 

Vampeta non si ambienta nemmeno a Parigi. L’Inter durante l’estate deve trovare una soluzione. E l’unico mercato sul quale il centrocampista ha ancora appeal è quello brasiliano. Il Flamengo si affaccia e chiede informazioni. I soldi per pareggiare la spesa fatta dall’Inter l’anno precedente non ci sono. Che fare? Troviamo una contropartita. L’Inter e il club brasiliano si accordano per cedere Vampeta in cambio di un giovane attaccante al primo anno da professionista: Adriano Leite Ribeiro.

 

 


 

Pur di togliersi il problema Vampeta, l’Inter accetta. Non che fosse un giocatore sconosciuto, ma Adriano non sembrava essere il profilo adatto per l’Inter di allora. Giovane, ancora acerbo, non un nome altisonante come i tanti presi da Moratti in quelle sessioni di calciomercato. E infatti lo stesso presidente lo aveva mai visto. Ma si fidò del suo direttore tecnico. “Quando posso vederlo?”. “Presidente, stiamo andando a Madrid per il Trofeo Bernabeu, qualche minuto Cuper glielo concede”. Quel 14 agosto del 2001 è un ricordo indelebile per tutti i tifosi dell’Inter.

 

 

Gli bastarano 6 minuti per folgorare il mondo. Fuori Vieri, dentro lui. Pronti, via, tunnel a Hierro. Si invola verso Casillas e viene abbattuto dal capitano del Real Madrid. Punizione. Si incarica Seedorf della battuta, ma Cuper dalla panchina urla di lasciarla tirare al ragazzo. Boom. Il resto è storia.

 


 

Moratti non crede ai suoi occhi. “Ma chi mi avete portato?”. La risposta gela il presidente: “Lo abbiamo ceduto in prestito al Bordeaux, è tutto fatto”. La dirigenza nerazzurra aveva praticamente chiuso l’accordo con il club francese in contemporanea con l’acquisto dal Flamengo. Con Ronaldo, Vieri, Recoba, Sukur, Kallon e Ventola, spazio per questo giovane brasiliano non ce n’è. Pensavano. Moratti la sera stessa stoppa tutto. “Adriano rimane qui”. Con tanti saluti, e scontate tensioni, con il Bordeaux che aveva annusato l’affare prima di tutti. 

Marco Juric

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