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La rivoluzione di Arteta e dei ragazzi terribili. Ecco come è cambiato l’Arsenal

Rinascere, toccare il fondo e risalire. Questo è il riassunto della storia recente dell’Arsenal di Arteta, oggi quarto in Premier League ma che ne ha passate di tutti i colori negli ultimi due anni. Dall’addio di Wenger nell’estate del 2018 a quello di Ivan Gazidis arrivato pochi mesi dopo, i Gunners hanno dovuto cambiare tutto. Ricostruzione su tutta la linea, sia sotto l’aspetto tecnico che dal punto di vista societario- organizzativo. Ci hanno provato prima con Emery, poi con Arteta. Quest’ultimo dopo un anno e mezzo così e così sembra aver trovato la strada giusta. Sette vittorie nelle ultime dieci e una posizione in classifica che a oggi vorrebbe dire Champions League. Anche perché in Inghilterra, come insegna il vero caro Arsene Wenger, arrivare quarti é come vincere un trofeo. Lezione del maestro imparata e da seguire alla lettera.  


 

Il percorso però non è stato facile, anzi. Ad Agosto la partenza è stata da incubo: 3 sconfitte nelle prime tre giornate e un doppio zero che faceva tanta paura. Zero punti e zero gol fatti in 270’. Numeri da brividi. Aggiungendo anche il fatto che la terza partita persa era finita 5-0 in casa del City. È stata la peggior partenza della storia del club. I risultati portavano quindi la maggior parte dei tifosi a chiedere l’esonero di Arteta, che invece ha stretto i denti ed è riuscito a trovare il bandolo della matassa.  


 

Scelte dure e grandi prese di posizione

La società sul mercato ha sicuramente favorito questo processo. La proprietà americana del presidente Kroeke, che è lo stesso dei Denver Nuggets di basket e dei Colorado Avalanche di hockey, in estate ha speso più di 150 milioni per migliorare la squadra. Sono arrivati Ramsdale dallo Sheffield United, Tomyasu dal Bologna e Ben White dal Brighton. Mettere apposto la difesa come primo punto per ripartire. “The process” però, così viene chiamato il progetto dei Gunners, ha avuto bisogno anche di scelte dure da parte di Arteta: fuori Leno, apparso incerto e fuori forma, per fare posto a Ramsdale. Escluso anche il capitano Pierre Emerick Aubameyang, protagonista di varie violazioni disciplinari e atteggiamenti fuori dalle righe. Rigidità come primo punto della risalita.  


 

Il merito è quindi si di Arteta, ma in grande parte è da attribuire anche a quei ragazzi terribili che stanno facendo volare l’Arsenal. I Gunners hanno l’undici titolare più giovane della Premier: 23,2 anni di media. Entusiasmo e spensieratezza al potere. In avanti poi in particolare. Da Saka, a Odegaard e Martinelli con Smith Rowe pronto a entrare quando serve. Sono già 7 i gol del talentino del Academy che si ispirava a Fabregas e che incantò Wilshere in allenamento. “Uno con il suo talento lo riconosci subito, ti ruba l’occhio”. E via tutti pazzi per The local Baby. Lui con Saka sarà, con gli probabilità, il futuro dell’Inghilterra di Southgate. 

Dall’altra parte c’è invece Martinelli, brasiliano con origini italiane che si ispira a Ronaldo e che ha lasciato a bocca aperta Emery quando è arrivato. Ha un passato nelle giovanili del Barca, l’Arsenal per prenderlo ha bruciato la concorrenza di mezza Europa e ora se lo gode. 
In mezzo, sulla trequarti, Odegaard che ha finalmente trovato quello spazio e quella continuità che a Madrid gli erano mancati. La classe invece è la stessa di sempre. 
Il tutto dietro a Lacazette, unico over 30 della formazione titolare ma bomber dal sicuro affidamento. In estate sembrava destinato a partire, invece è rimasto e Arteta ringrazia. Insomma le promesse per vincere in futuro ci sono tutte. Le basi sono solide, la qualità è tanta. Intanto basterebbe arrivare quarti, che a sentire Wenger, è più o meno come vincere.

Lorenzo Cascini

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