Retroscena

Com’era il Borussia Dortmund di Lewandowski?

Robert Lewandowski prese il volo con la maglia del Borussia Dortmund di Klopp, una squadra giovane ma molto ambiziosa

Le maglie giallonere, le esultanze sguaiate di Klopp e il muro giallo. Una squadra giovane e spettacolare diventata all’istante una rosa di culto grazie alle reti di Lewandowski e percepita con nostalgia anche per non essere riuscita a conquistare la Champions League quando il trofeo era a un solo passo. Il polacco la farà sua proprio insieme ad Hansi Flick, l’allenatore con cui, per provare a ripetersi, dovrà eliminare questa sera il Borussia Dortmund. Ma come era quella squadra ai tempi di Lewa?

Innanzitutto forte. La percezione diffusa nel 2013 era quella di trovarsi di fronte a giocatori di talento, ma comunque giovani.

Rileggendola oggi, in quella rosa di sorprendente c’era davvero ben poco. Partendo proprio da Jurgen Klopp che la dirigeva.

Strutturò il BVB su un 4-2-3-1 aggressivo e verticale, portandolo prima a conquistare due volte il campionato tedesco, e poi in finale di Champions League, dove soltanto il gol di Arjen Robben nei minuti finali riuscí a sbloccare una partita tesa ed equilibrata.

Jurgen Klopp (imago)

La formazione del Borussia Dortmund di Lewandowski

In porta c’era Roman Weidenfeller, esperto portiere dal 2002 al Borussia Dortmund, club con cui concluderà la carriera e di cui sarà il terzo giocatore con più presenze. Davanti a lui, in questa classifica e in campo Mats Hummels, che proprio in giallonero si trasformò in un difensore di livello mondiale. Al fianco di Neven Subotic, che Klopp conosceva già dai tempi del Mainz e che in quella finale si rese protagonista di un clamoroso salvataggio sulla linea che mantenne il risultato momentaneamente sul pari.

Sulle fasce altri due miti del BVB, Lukasz Piszczek e Marcel Schmelzer. Entrambi con più di 350 presenze in giallonero garantivano solidità e aggressività al sistema di Jurgen Klopp. In mezzo al campo Sven Bender, fratello gemello di Lars, allora al Bayer Leverkusen, e soprattutto Ilkay Gundogan, prodotto del settore giovanile del Borussia Dortmund che in quella finale si prese per la prima volta la scena segnando il rigore del momentaneo pareggio.

Due ali complete e dinamiche come Kevin Großkreutz e l’ex Fiorentina Jakub Błaszczykowski accompagnavano sulla trequarti un giovane Marco Reus, acquistato in estate per coprire la futura partenza di Mario Götze, che salterà la finale contro la sua futura squadra per un infortunio.

Una mossa di mercato simile a quella che avverrà qualche mese più tardi quando il Borussia Dortmund acquisterà Pierre Emerick Aubameyang per sopperire all’imminente addio del centravanti di quella formazione, Robert Lewandowski. In quella Champions League soltanto Cristiano Ronaldo segnerà più gol di lui. Una consacrazione per il polacco che da lì non si fermerà più, fino a diventare il settimo marcatore della storia del calcio.

 

 

Alessandro Lorenzi

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