Roma e Inter sono legate da innumerevoli retroscena di calciomercato. Prendiamo un nome e un numero più degli altri: il «9» dei giallorossi, Edin Dzeko. A un passo dal vestire il nerazzurro almeno in due occasioni nelle ultime tre sessioni. Conte avrebbe voluto dalla sua il bosniaco, che invece lo ha sfidato ancora una volta da avversario. Vis a vis, senza indugi. Un po’ come il summit che portò Edin a firmare per la Roma quasi sei anni fa.
All’interno di un hotel «si fa» il calciomercato. In una stanza d’albergo può nascere, per esempio, l’idea di portare Dzeko alla Roma. Nel luglio 2015 l’agente dell’attaccante bosniaco Silvano Martina passa per puro caso dalle parti del Grand Visconti Palace Hotel, dove alloggia sempre il direttore sportivo Walter Sabatini quando viene a Milano. E scocca la scintilla. Improvvisa, inaspettata. Forse proprio per questo ancora più bella. «Devo prendere un attaccante forte, mi sono stancato.» «Ce l’ho! Gioca nel Manchester City e si chiama Edin.» «Chiamalo subito, lo compro» incalza entusiasta il ds.
Qualche giorno dopo i due partono per Spalato, in macchina, pensando che da Venezia il viaggio duri all’incirca un paio d’ore. Qualcosa, nel conteggio dei chilometri, va storto. «Quanto diamine ci stiamo mettendo?!» Dopo cinque ore e un’auto che si è trasformata in una nube tossica per tutte le sigarette fumate da Walter, i due arrivano a destinazione e convincono il giocatore dopo un bel pranzo a base di pesce.
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