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La voglia di Juve, il certificato di depressione e il lieto fine: il passaggio di Emerson in bianconero

Tra tutti i giocatori che hanno vestito le maglie di Roma e Juventus, c’è stato chi ha fatto scatenare più di altri la rabbia dei propri tifosi (e degli ex compagni). Soprattutto se a lasciare la squadra è un giocatore forte. Uno che ti ha aiutato a vincere addirittura uno scudetto e per cui ti eri inevitabilmente affezionato. Uno come Emerson. Il puma. Che nell’estate del 2004 passò proprio dalla Roma alla Juve, non lasciando così un bel ricordo sotto la Curva Sud, dopo settimane di lunghe trattative. Il calciomercato è anche questo: addii, divorzi e sensazioni di ‘tradimento’. 

 


 

La lunga telenovela dell’estate 2004

Dopo quattro anni con la maglia della Roma, nell’estate del 2004 Emerson vuole cambiare aria. Ad aumentare le sue possibilità di lasciare la capitale c’è anche la cattiva situazione finanziaria del suo club, che ha bisogno di vendere per alleggerire i debiti incassati. Con Emerson in vendita, le pretendenti non mancano: già un anno prima ci aveva provato il Chelsea, presentando sul piatto un’offerta da 30 milioni, rifiutata da Sensi. Nell’estate del 2004 però, con il giocatore in uscita per necessità (visto anche che il suo contratto andava in scadenza un anno dopo), le offerte sono più basse.

 


 

Si fanno avanti Barcellona, Chelsea (di nuovo), Real Madrid, Inter e Juventus. La Roma trova l’accordo con Inter e Real, il giocatore si oppone. Vuole solo la Juve, anche perché c’è Fabio Capello, l’allenatore che ha trovato a Roma, con cui è diventato grande (e che proprio a fine stagione aveva annunciato il passaggio in bianconero). Il rapporto con la società s’incrina. Nel frattempo, le voci sul desiderio di Emerson di andare alla Juve diventano pubbliche: “Noi siamo d’accordo con Inter e Real, lui vuole andare da Capello“, dirà Baldini, allora direttore sportivo del club giallorosso. L’accordo tra il giocatore e i bianconeri viene trovato presto, e così Moggi inizia il pressing su Sensi, anche se le trattative non sono per niente facili. Il presidente della Roma vuole solo soldi, la Juventus offre contropartite tecniche. C’è distanza

Le discussioni tra le parti non portano a nulla per giorni. Il 13 luglio è tempo di raduni a Trigoria ma Emerson non si presenta. Per giustificare la sua assenza il puma manda un certificato medico che attesta la sua depressione: “Erano mesi che non ricevevo stipendi e alcune parole date non erano state rispettate. Era arrivata un’offerta importante e il presidente aveva detto no… non volevo rovinare il rapporto con l’ambiente. Io ero stato chiaro fin da subito. Stavo male davvero“, racconterà il giocatore brasiliano a Il Messaggero. 

 


L’esito della trattativa

La situazione rimane in fase di stallo per altre due settimane, poi la trattativa con la Juve si sblocca. Moggi si presenta nella villa di Sensi e i due trovano un accordo. Emerson passa alla Juventus, per 14 milioni più il cartellino di Brighi. Il puma ritroverà il sorriso. Il passaggio in bianconero però lascerà un cattivo ricordo in tutti i romanisti, compreso il ‘primo’ tra tutti, l’ex compagno Francesco Totti: “Se dovessi incontrare Emerson, manco lo saluterei“. Al suo ritorno all’Olimpico, da avversario, lo stadio lo accolse con bordate di fischi dal primo all’ultimo minuto. Troppo poco, però, per mandarlo di nuovo in depressione. 

Cosimo Bartoloni

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