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Maehle e i suoi fratelli. Genk, un lavoro che paga: “La nostra strategia parte da lontano”

Quanto lavoro ci vuole per trovare il giocatore più forte? Quel potenziale, quella scintilla: la ricerca è continua, quotidiana. C’è chi ne ha fatto una filosofia, che sta pagando (letteralmente) molto: bisogna andare nelle Fiandre, e suonare al citofono della sede del Genk. Si parte da lontano nel tempo, si arriva a oggi: una volta era De Bruyne, ora è Onuachu (19 gol in 19 partite, se non è interessante un attaccante così…). Questo è il Genk: giocatori giovani e forti, rivenduti dopo qualche anno di esperienza in Belgio, grazie al lavoro di Dimitri De Condé che, con il suo staff, ha ormai raffinato la sua tecnica.

 


 

Ponti con l’Italia? Vi dicono niente un certo Koulibaly o Milinkovic-Savic? Comincia tutto da lì: operazioni che De Condé non aveva fatto e che adesso, con lui, sono quasi diventate una costante. L’ultima è quella di Maehle all’Atalanta. “Lo voleva il Marsiglia”, ci racconta proprio il ds dei belgi, “ma si era mosso troppo tardi la scorsa estate. Abbiamo deciso di aspettare, anche perché la proposta economica poteva essere migliore. Gli avevamo promesso che gli avremmo garantito un passo avanti nella sua carriera: l’Atalanta era lì, pronta ad aspettarlo. E non ho dubbi su quello che farà: ha una mentalità fantastica”.

 


 

Una trattativa facile? “Non sono mai semplici. Poi noi cerchiamo sempre di vendere i nostri giocatori alla cifra migliore: abbiamo delle regole rigide, non possiamo trascurare l’aspetto economico. Però con l’Atalanta abbiamo sempre lavorato bene”. Basta ricordarsi di Castagne, o Malinovskyi. Eccola, la consuetudine. “Sono stati bravi ad arrivare prima degli altri”, ride. Ma come si progetta un lavoro del genere? “Devi avere le idee chiare. Il nostro piano è quello di puntare su giocatori giovani, anche di 16 anni, farli giocare per diverse stagioni con noi e prepararli a uno dei cinque campionati top d’Europa. Dobbiamo essere onesti: il Belgio al momento non lo è”, per quanto il potenziale e gli investimenti stiano facendo aumentare di molto l’appetibilità.

 


 

Fiducia e lavoro, anche contro il parere di molti: “Penso a Castagne: la sua storia mi ricorda molto quella di Maehle. Nessuno ci credeva, noi sì: i test atletici a cui lo avevamo sottoposto dicevano che era tra i migliori d’Europa. Si trattava di crescere: ha cominciato qui e poi si è visto che percorso ha avuto e sta avendo”. Il Leicester, già. Nel campionato probabilmente più difficile del mondo.

 


I nuovi talenti

Ma quello è il passato. Il presente racconta già altro: Ounuachu è esploso; c’è un gruppo di sudamericani (Lucumi, Cuesta, Arteaga, Muñoz; difensori di 22, 23, 21 e 24 anni) che sta crescendo sempre di più; c’è Thorstvedt, centrocampista danese (altra zona passata al setaccio) di 21 anni. Ci sono poi tre giovanissimi che arrivano dalle Academy: Vandervoort (portiere di 18 anni), Dwomo (centrocampista, esordio a 16 anni) e Luca Oyen, che a marzo diventerà maggiorenne. È un trequartista, sta già giocando molto ed è un potenziale crack: “Siamo molto orgogliosi di questo, sulle Academy investiamo molto”.

La strategia

Quanto un giocatore? “Quasi. L’investimento nello staff di osservatori e nelle strutture è altissimo, sì. Però spendiamo tanto anche per i calciatori: non ci spaventa un costo di 4-5 milioni per un sedicenne, per esempio”. Tanti soldi per quell’età, ma non importa. La parola d’ordine è una: “Tempestività. Guardiamo un po’ ovunque: in questo ultimo periodo, abbiamo notato che in Ecuador ci sono tanti giocatori interessanti, e proveremo ad arrivare prima degli altri. Anche perché dobbiamo convincere i giocatori che il Genk può essere la tappa giusta prima di arrivare in un campionato top”.

 


 

È lo stesso discorso fatto per Onuachu?Fatecelo godere un po’! È arrivato da poco, ora sta segnando tanto. Ha le caratteristiche per fare bene ovunque. Anche in Italia, sì: ha fisico, piede, potenza. È completo”. Un po’ come Lukaku, che è belga (guarda un po’). Da sei anni, De Condé sta portando avanti un progetto che in Europa non ha molti simili: “Il mio obiettivo era fare in modo che un giocatore come De Bruyne non fosse un talento capitato per caso, ma uno di tanti. La Champions lo scorso anno ha aiutato: eravamo la squadra con l’età media più giovane, è stata una bella prova per noi”. E ora? “Adesso il nostro mercato è quasi chiuso. Ci prepariamo per l’estate prossima...”. Segniamoci i nomi sul taccuino. Ne risentiremo parlare.

Valentino Della Casa

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