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Coutinho, da Casiraghi alla diez ad Anfield: storia di una stella

Era il 2008. Ottavi di finale di Champions League. A sfidarsi, Inter e Liverpool. Il periodo è quello dei festeggiamenti per il Centenario dei nerazzurri. A sorridere, però, sono gli inglesi. 2-0 ad Anfield. 0-1 a San Siro. La firma del Niño Torres. Sconfitte che creano crepe nell’ambiente milanese. Fratture che porteranno all’addio di Mancini, con il conseguente arrivo di Mourinho. Ma questa è un’altra storia. Rimaniamo a quelle partite. Rimaniamo a quei giorni. Dall’altra parte del mondo c’è un giovane brasiliano che è stato appena acquistato dall’Inter di Moratti. 4 i milioni versati nelle casse del Vasco da Gama. 2010 la data del suo arrivo a Milano. Quel giovane era Coutinho, e chissà che in quei giorni non abbia assistito allo scontro della sua futura squadra. Anzi, delle sue future squadre. Quelle due squadre, i nerazzurri e i Reds, sono tornati a sfidarsi. Ancora in Champions. Ancora agli ottavi. Si scrive Liverpool contro Inter. Si legge, anche, il passato di Coutinho. La storia di un ragazzo arrivato dal Brasile. Una stella che, troppe volte, si è trovata senza cielo.

 

L’Inter e l’arrivo in Europa

Dall’America del Sud all’Europa. Dal Brasile all’Italia. Cambiano le culture. Cambiano le filosofie. Cambia la vita. Soprattutto se sei un ragazzo di 18 anni. Coutinho, però, era già dell’Inter da due anni. Il merito è, un’altra volta, di Pierluigi Casiraghi. I suoi occhi tra i primi a essersi innamorati di quel talento tutto fantasia e riccioli. Occhi attenti al talento. Attratti dall’estro. L’Inter e Coutinho si incontrano nel momento sbagliato. È l’Inter post Triplete. È un Coutinho ancora troppo giovane. Il talento, si sa, va coltivato, aspettato, coccolato. E in Italia, spesso, il tempo non c’è. O non si vuole avere. In nerazzurro ci sta fino al 2013. Nel mezzo anche un prestito all’Espanyol. La scintilla non è scattata. Coutinho parte per l’Inghilterra. Destinazione Liverpool.

 


 

L’esplosione ad Anfield

Il calore di Anfield. La passione Reds. L’amore della Kop. L’Inghilterra è fredda. Liverpool no. Ribolle di calcio. Le emozioni hanno il sopravvento. Un velo che avvolge e accoglie Coutinho. L’aria sembra quella del suo amato Brasile. 10 i milioni pagati all’Inter. 10 il numero di maglia scelto dal ragazzo. Il numero che più gli si addice. Fantasia e qualità, al servizio del calcio. Il calcio di Liverpool. E ad Anfield Coutinho esplode. Con Gerrard e Suarez sfiora la vittoria della Premier. Lo scivolone di Steven una ferita ancora aperta. Da Rodgers a Klopp, il diez diventa un pilastro della squadra. Un idolo dei tifosi. Un funambolo nel cuore di Anfield. Serpentine e dribbling. Con il pallone tra i piedi. Gli amori, però, spesso non sono eterni. Arriva la chiamata da Barcellona. Questa volta sponda blaugrana. Coutinho si sente pronto. Non resiste. C’è Neymar da sostituire. Messi e Suarez da conoscere. Un nuovo aereo. Un nuovo viaggio.

L’eclissi di una stella

160 milioni. Questo il prezzo. Un brasiliano al posto di un brasiliano. È il gennaio del 2018 quando Coutinho arriva in Spagna. L’inizio di un’eclissi. Il talento si perde tra pressioni e delusioni. Il prestito al Bayern. La gioia per il Triplete. Istantanea. Quasi effimera. A fine stagione si torna a Barcellona. E anche questa volta, come all’Inter, il momento è quello sbagliato. Poi il ritorno in Inghilterra all’Aston Villa. A chiamarlo l’uomo seduto in panchina, Steven Gerrard. Uno che il talento l’ha assaporato nella sua essenza. Uno che è fatto di talento. La speranza è che con lui possa tornare a brillare la stella di Coutinho. Perché se parli di Coutinho, parli di un rimpianto. Un sentimento amaro che pervade la mente. Quel sapore delle cose che sarebbero potute essere e non sono state. Ma le stelle, per loro natura, vogliono brillare. E di tempo per brillare ce n’è ancora. Sullo sfondo quel ragazzo brasiliano. Tutto qualità e riccioli.

Nicolò Franceschin

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