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Calciomercato, ecco cos'è l'indicatore di liquidità
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“Prima si vende, poi si compra”. In alternativa, per non risultare noiosi, “uno esce, uno entra”. Il gergo dei direttori sportivi e degli operatori di mercato ormai è diventato un mantra. L’equilibrio tra entrate e uscite come estintore universale dei sogni di calciomercato di tutti i tifosi. Non certo una novità assoluta, ma la forte contrazione dei ricavi a causa della pandemia globale, ha acuito l’urgenza di sostenibilità del mondo del calcio.
 
Proprio la FIGC da diversi anni ha introdotto tre parametri per monitorare l’equilibrio finanziario ed economico delle società di calcio. E un criterio su tutti è entrato nel vocabolario del calciomercato: l’indicatore di liquidità. Ne abbiamo parlato con Valerio Giuffrida, agente Fifa e dottore commercialista. Professionista che si occupa concretamente delle trattative e che ha ben chiari i paletti nei quali devono rientrare le società prima di fare acquisti e cessioni.
 
Partiamo dalla domanda più scontata, che cos’è l’indicatore di liquidità?
“E’ un parametro ben spiegato all’interno del NOIF (Norme Organizzative Interne Federali) che insieme ad altri (indicatore di indebitamento – indicatore di costo del lavoro allargato – indicatore di patrimonializzazione) viene utilizzato per determinare il grado di equilibrio delle società. In particolare l’indicatore di liquidità riguarda la capacità di una società di far fronte agli impegni finanziari a breve termine. È calcolato attraverso il rapporto tra le Attività Correnti e le Passività Correnti. Si tratta di un indice che dimostra quando un club sia in grado di poter rispettare i propri impegni finanziari: un rapporto massimo quantificato per la stagione 2020/2021 in 0,8 (inizialmente era 0,4). Non voglio cadere in tecnicismi per quanto sia possibile quindi, semplificando, se si esce dal range occorre mettere soldi nelle casse della società per ripristinare il valore richiesto. In caso contrario si potranno acquisire calciatori solo se in precedenza se ne cedono altri, ammesso che non si proceda a ricapitalizzare la società”. 

  

 

 Ma cosa si intende per crediti e debiti?
“Tutte le esposizioni attive o passive di una società di calcio. La voce preponderante però è’ costituita dai crediti o dai debiti verso altre società sportive (oltre che dai debiti verso i calciatori). Per fare degli esempi pratici: il pagamento di un cartellino per un trasferimento a titolo definitivo o il prestito oneroso di un calciatore determinano l’insorgere di crediti per la società cedente e di debiti per quella acquirente".
 
Ma questo c’entra qualcosa con il discorso plusvalenze?
“Le plusvalenze sono voci economiche, non finanziarie quindi non dobbiamo confondere le due cose. Dovremmo dedicargli un capitolo a parte, peraltro molto interessante”. 
 
Per questo motivo, ovvero per l’indice di liquidità, sentiamo spesso dai direttori sportivi la frase “non ci sarà mercato”?
Esattamente. Non rispettare l’indicatore di liquidità porta a conseguenze e molte società in questa sessione di mercato non hanno spazio di manovra tra crediti e debiti. Escludendo 4/5 casi di società particolarmente virtuose, le altre si trovano quasi tutte ad avere un indice che oscilla fra lo 0,74-0,75 quindi molto vicino al limite
Un esempio su tutti: se l’Inter riuscisse a cedere Eriksen, anche soltanto in prestito, si libererebbe del suo ingaggio (debito) e avrebbe, eventualmente, possibilità di fare acquisizioni. Analogamente la Juve con Khedira che ha un ingaggio importante. Ma molte società hanno casi simili seppur proporzionati alla propria realtà”. 

 

 

Però la FIGC ha derogato per questo mercato di gennaio.
"In ottica futura ed a seguito della contrazione dei ricavi dovuti dalla diffusione del virus, le società non possono permettersi di incrementare le passività, senza aver prima generato dell’attivo (o ridotto il passivo) capace di garantire un indicatore di liquidità in linea con quanto richiesto dalle NOIF. La FIGC sta prendendo atto di questa situazione che spesso non dipende da negligenze dei club ma dalla congiuntura economica e sta concedendo in via straordinaria, per questa sessione di mercato, uno sforamento di 2,5 milioni (acquisto più ingaggio)".

E in più, un'altra novità è quella per cui calciatori potranno essere tesserati per un massimo di tre società durante una stagione e il calciatore idoneo a giocare in gare ufficiali per tre Società. 

 

 

Una situazione di stallo per molte società, quindi quali sono le soluzioni per fare mercato?
“Ci sono tre possibilità. La prima, vendere i calciatori, maturando crediti verso altri club. Ma chiaramente, visto che la maggior parte delle società italiane si trova nella stessa condizione, probabilmente occorre guardare agli interlocutori esteri. La seconda, come dicevo prima, e’ di ridurre il proprio monte ingaggi a breve termine liberando giocatori anche in prestito. La terza possibilità, più complicata e meno immediata, chiedere ai soci un aumento di capitale. Ma in una situazione economica globale di difficoltà, senza una reale prospettiva di ripartenza, i primi ad essere bloccati sono gli imprenditori. Esporsi in questo momento è rischioso, anche per questo motivo non potrà essere questa una sessione di mercato da “spese pazze”. 

 

 
 
Il Milan è l’unico top club italiano che si sta muovendo sul mercato. Come mai?
“Il Milan, non avendo partecipato alle coppe per diversi anni ed essendo uscito da un lungo periodo di sorveglianza da parte dell’Uefa, ha dovuto tenere una gestione oculata ed un monte stipendi più basso rispetto ai competitor. E questo gli sta dando la possibilità di fare mercato, tra ingaggi a parametro zero e prestiti. Inoltre il Milan e’ anche riuscito a far uscire i giocatori che non facevano più parte del progetto. Ma ripeto ci sono anche altre società virtuose (anche fra i top club) che oggi possono muoversi con più libertà e con minore concorrenza”.

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