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Redazione

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Quando il Parma chiese Foden a Guardiola
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"Foden è il più grande talento che abbia mai visto, da calciatore e da allenatore. Ha tutto per diventare uno dei migliori al mondo e lo aiuterò". L’investitura è di quelle che pesano, soprattutto se arriva a 19 anni da un certo Guardiola, uno che il pallone ha saputo reinterpretarlo facendolo correre sul filo delle sue idee. Phil Foden non ha mai tremato di fronte a questi riconoscimenti, che forse valgono più dei trofei che a questo punto il giovane inglese è destinato a vincere, vista l’età in cui li ha incassati. 

 


In Inghilterra, l’investitura da cavaliere arrivava di solito intorno ai 21 anni. Era l’età giusta per essere celebrati con tanto di spada poggiata sulle spalle, protette da un velo bianco con drappo rosso. Altri tempi, sotto la Regina Elisabetta i giovani crescono in fretta e Phil da Stockport - sobborgo di Manchester - ha sempre corso veloce. Tanto da non passare inosservato. Quando non era ancora Foden, Roberto D’Aversa – come Guardiola – aveva colto qualcosa di insolito in questo ragazzo. L’allenatore del Parma era rimasto colpito durante una partita con l’Under 21 inglese, giocata a Cesena. L’Inghilterra ha perso, ma Foden ha messo in mostra le sue qualità, segnando il gol del vantaggio al 54’, in un Manuzzi tirato come nelle serate di gala. 

 

 

Era giugno 2019, il Parma cercava un giocatore d’attacco, un esterno per il 4-3-3 di D’Aversa, possibilmente un mancino che giocasse a destra, per rientrare e mettere dentro qualche palla tagliata. Phil Foden poteva essere l’uomo giusto, se non fosse che di mezzo c’era Pep Guardiola. La chiamata a Daniele Faggiano, all’epoca direttore sportivo del Parma, è partita lo stesso. Ma le difficoltà per la trattativa sono emerse subito. Il contesto è insolito: spiaggia di Pescara, sul bagnasciuga camminavano Manuel Estiarte e Pep Guardiola. Uno, il primo, ha fatto la storia nella pallanuoto, l’altro ha rimesso a punto la logica del pallone. 

 

 

Da sempre amici, braccio destro di Pep dal 2008, Estiarte a Pescara si sente a casa, qui è diventato il Maradona della pallanuoto. E torna in Abruzzo appena può. In Abruzzo c’era anche Guardiola, non poteva perdersi le nozze della primogenita di Manuel, Nicole, convolata  a nozze con Alessandro Vaira. Il legame di Estiarte con la terra che lo ha consacrato a campione è forte, più o meno come quello di chi a Pescara ci abita. Roberto D’Aversa, che sotto l’ombrellone cominciava a disegnare il suo Parma.

 

 

“Manuel, vorrei Foden”. Poi la risata accompagnata da un bisbiglio che suona come sentenza: “Roby, non te lo darà mai. Dice che è l’unico che non può essere ceduto”. Deve essere andato più o meno così il dialogo tra D’Aversa ed Estiarte, che aveva anticipato l’esito di una trattativa che all’epoca già era impossibile. Ma con orgoglio, l’allenatore del Parma ha provato a rincarare la dose, rivendicando la sua intenzione. Ha fatto leva sulla logica, ha tentato. La proposta è arrivata dritta a Pep, incalzato da D’Aversa sotto l’ombrellone.

 

 

L’allenatore del Parma è andato direttamente a chiedergli Foden, forte del fatto che fosse giovane e non trovasse spazio tra gli alieni del City. Era anche un modo per farlo giocare di più, aveva pensato D’Aversa, a Parma sarebbe cresciuto. Niente da fare. Guardiola ha detto no, con tanto di motivazione: "E’ giovane, ok, ma è forte. David Silva sta per andare via - si parlava di Lazio, è finito alla Real Sociedad - giocherà titolare quest’anno. Discorso chiuso”. E’ finita così la trattativa, appena prima che cominciasse. Il dialogo poi si è spostato sul calcio. Rimane l’intuizione, e la visione per i talenti come Phil, che al 90’ ha regalato la vittoria al City di Pep sul Borussia, sulle note dell’inno della Champions. Non si era sbagliato, D’Aversa. Neanche Guardiola.

A cura di Guglielmo Trupo

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