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Valentino
Della Casa

Il pullmino per la vetta: la storia (e il derby) di calciomercato di Kean
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Partire con un pullmino tutti i giorni per inseguire un sogno. La strada per arrivare alla vetta è stata lunga, ma ora Kean se la gode tutta. Una situazione non facile alle spalle, tanti sacrifici per arrivare in alto. Con Torino al centro. Ma non solo quella bianconera: perché immaginarsi Kean in maglia granata può sembrare strano, eppure l’ha indossata per tre anni, dal 2007 al 2010. È un bambino, Silvano Benedetti, storico responsabile della Scuola Calcio, ci aveva visto lungo. Gli è arrivata una segnalazione da un suo collaboratore: “C’è questo Moise, ti conviene venirlo a vedere”. La classe c’è tutta, è amore a prima vista.

  

 

La filosofia di Benedetti è sempre stata chiara: per venire al Torino, la prima cosa è far sì che i bambini si sentano a casa. E per Moise, di sforzi se ne sono fatti tanti. Spesso si presenta in ritardo agli allenamenti: la famiglia non riesce a portarlo tutti i giorni da Asti a Torino e la crescita del giocatore rischia di rallentare, se non di fermarsi del tutto. Benedetti allora si inventa un sistema di trasporto autonomo: a un suo allenatore, Scarpa, che viene dalla stessa zona, affida un pullmino della società chiedendo di passare a prendere tutti i giocatori che arrivano da Asti e dintorni. Un modo per non far sentire Moise diverso dagli altri, ma parte di un gruppo. Eccola, la famiglia. Tre anni per cominciare a crescere e farsi notare, fino a quel 3 luglio 2010 che cambia ogni cosa.

L'appuntamento mancato

L’appuntamento è già stato preso: Benedetti aspetta la mamma di Kean per firmare il consueto contratto annuale, come previsto per bambini di quell’età. Non si presenta: c’è la Juventus che, in uno di quei classici duelli di calciomercato, ha la meglio (per rifarsi dello “scippo”, il responsabile del Torino fa firmare quasi a sorpresa Millico, fresco di esperienza proprio in bianconero). Comincia la nuova avventura.

 

Venendo da noi, permetteremo a Moise di studiare al Jcollege, e ci sarà una famiglia pronta a ospitarlo a Torino se dovesse essere troppo tardi per rientrare ad Asti. E se servisse, ci sarà una macchina solo per lui”. Non è difficile convincere i genitori, che si fidano di Luigi Milani, storico dirigente bianconero tornato proprio quest’anno a guidare l’attività di base dagli Under 13 agli Under 17. Kean gioca nelle giovanili: cresce e convince sempre di più, mantenendo quell’esuberanza che alcuni vedono come una distrazione, altri come un valore aggiunto. La Juve ci crede, Marotta gli fa firmare un contratto da professionista che prevede anche la cessione di due trattori al papà, con cui Moise ha un rapporto molto travagliato.

 

L’attaccante, per ogni scelta, si rivolge infatti alla mamma, al fratello e all’agente, Enzo Raiola, una figura di famiglia. Nel 2017, arriva la prima possibilità di far vedere di essere cresciuto e cambiato: prima si fa sentire il PSV, senza successo; quindi il Verona del ds Fusco, con Pecchia in panchina. Un binomio che proprio la Juventus Under 23 conoscerà, e bene, negli anni successivi.  Il pressing con Raiola è quello giusto: l’agente dice a Moise di accettare, promettendogli che gli sarebbe servito. L’idea del Verona è quella di puntare su giocatori giovani e con gamba per tentare la scalata alla salvezza: Moise arriva da una finale Primavera persa ai rigori contro la Roma e proprio per un suo errore. La possibilità di cambiare gli piace. 

Niente patente, un alloggio a Peschiera del Garda vicino al campo di allenamento e l’intenzione di farlo crescere con calma. L’anno è sfortunato: 4 gol (il primo in Serie A? Contro il Torino...) e un infortunio che lo frena proprio nel momento migliore e che forse avrebbe permesso al Verona di evitare la retrocessione. In Veneto, però, qualcosa è davvero cambiato: Fusco lo cazzia quando serve, Pecchia lo convince a trattenersi alla fine di quasi tutti gli allenamenti. “Sei un attaccante, ma devi migliorare come esterno, e non sai segnare di testa. Ora resti qui e impari”. Lui accetta, cresce.

 

L’estate successiva, Moise torna a Torino. Che fare? Ci prova il Marsiglia (che ritenterà anche a gennaio 2019), quindi il Leganes e l’Eintracht Francoforte. Servono almeno 20 milioni, non se ne fa nulla. I primi mesi con Allegri sono caratterizzati da poco campo e tanta panchina, poi qualcosa si sblocca e in 13 partite realizza 6 gol. Ci siamo. 

In bianconero ritrova proprio Max. Feeling vincente. Torna a Torino da uomo con le spalle larghe, dopo averla lasciata per trovare più spazio, giocare e farsi le ossa.

Nuova estate, nuovo calciomercato. Kean chiede alla Juve di avere spazio, i bianconeri che hanno appena firmato con Sarri, non possono garantirglielo. L’Udinese e il Parma ci provano subito a inizio luglio, ma non si firma. Un mese dopo, il 4 agosto, si trasferisce all’Everton: maxi plusvalenza (27,5 milioni di euro più bonus) per la Juventus e un’avventura in Premier che con soli 2 gol in 29 apparizioni non può dirsi di certo felice. “Resto o non resto?”, si chiede. Sembra di sì, ma il 4 ottobre, quasi al termine del mercato, arriva il Psg: impossibile rifiutare.

 

Da quest'estate però, il suo futuro è tornato nuovamente a tinte bianconere. Lui che non ha mai nascosto il suo legame con la Juventus: “Mi ha dato la possibilità di esordire in Serie A. Resterà sempre nel mio cuore”, ha dichiarato dopo il bellissimo successo del Psg sul Barcellona. Per la cronaca: in quella partita Moise ha giocato esterno. E ha segnato di testa. 

 

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