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Lewandowski e Haaland, un rimpianto chiamato Serie A
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Erling chiama, Robert risponde. Uno scontro tra titani quello andato in scena ieri all'Allianz Arena di Monaco di Baviera. Lewandowski contro Haaland, i mattatori di Bayern Monaco-Borussia Dortmund. Parte il norvegese con una doppietta, risponde il polacco con una tripletta. Un crescendo che ha coinvolto due degli attaccanti più forti in circolazione che, insieme, hanno segnato 66 gol in stagioni. Numeri incredibili per due giocatori che, qualche anno fa, hanno sfiorato l'approdo in Serie A e restano un rimpianto di Genoa e Juventus.

 

 

Lewa e il dietrofront del Genoa

È il 7 febbraio 2010 quando Sergio Berti fa il nome di Lewandowski al direttore sportivo del Genoa, Stefano Capozucca, che prende appunti e nelle settimane successive segue quell'attaccante che in Polonia, con la maglia del Lech Poznan, aveva già segnato nove gol in stagione. Tutti lo promuovono: dallo stesso Capozucca agli scout del Genoa, passando per Gasperini e il figlio del presidente Preziosi, Fabrizio. C'è anche il benestare di Preziosi senior e del papà di Lewandowski. 

Così il 10 aprile, dopo aver giocato contro l'Arka Gdynia in campionato il giorno precedente, Robert prende un volo direzione Genoa per assistere al derby della lanterna e conoscere la città. Ma non solo, perché Lewandowski svolge anche le visite mediche e pranza con la squadra di Gasperini nell'hotel dove si svolge il ritiro pre partita.

 

 

La firma sembra una formalità, ma qui salta il banco. "Sa cosa, credevo fosse più alto" la spiegazione di Preziosi a Sergio Berti. Una scusa che manda su tutte le furie l'intermediario dell'operazione, ma fa finta di niente e inizialmente non riferisce nulla agli ospiti polacchi. Finito il derby, che il Genoa perse 1-0, Lewandowski fa ritorno in Polonia, ma non avrebbe immaginato che in Italia sarebbe tornato solo da avversario. "Il cartellino costa troppo, ci dispiace molto" la scusa che venne presa da Berti per coprire la retromarcia del Genoa. Lewandowski alla fine approdò al Borussia Dortmund, il resto è storia.

Quel no della Juve per Haaland

Da Dortmund è passato anche il destino di Erling Haaland. Nel 2017, però, l'attaccante giovane più forte d'Europa è stato vicino alla Juventus. Il norvegese aveva detto sì ai bianconeri che ancora si mangiano le mani per aver declinato l'invito a nozze. L’intermediario Lodovico Spinosi, su imbeccata dell’ex nazionale norvegese Tore André Pedersen, consigliere di famiglia Haaland, lo propone in Italia. Ne parla a Sabatini, che però sta lasciando l’Inter, lo segnala alla Roma ma non tutti ci credono, trovando terreno fertile solo nella Juve.

 

 

Federico Cherubini, l’uomo dei giovani per il club bianconero, guarda qualche video e se ne innamora all’istante. «Voglio vederlo personalmente!» è la sua reazione, sfociata in una mail ufficiale al Molde. Gli scout lo promuovono a pieni voti, così Cherubini va in Norvegia per trattare e coinvolge anche un altro agente, Vincenzo Morabito, esperto del mercato scandinavo e collegato con un ex calciatore oggi allenatore, Stale Solbakken, di casa al Molde. 

C'era anche il Manchester City su Haaland, ma la Juventus dopo vari incontri, messaggi, whatsapp e chiamate, gli organizza una «visita di cortesia» a Torino. Prima la visita a Vinovo, poi dritti allo Juventus Stadium, con tanto di cappellino bianconero in testa, per assistere al match contro l'Inter. È il 9 dicembre 2017. Haaland, insieme al papà e al fratello, si convince che il progetto è quello giusto ma chiede di rinviare il trasferimento a giugno. La Juve vorrebbe farlo allenare con la prima squadra per poi impiegarlo con l’Under 23, lasciando infine ad Allegri l’eventuale decisione per il lancio tra i grandi. Ma serve ovviamente l’accordo tra club.

 

 

Il Molde chiede 5-6 milioni, i dirigenti bianconeri nicchiano per investire così tanto, il ragazzino non è ancora maggiorenne. Il cerchio, però, alla fine si può chiudere così: pagare 1,8 subito e arrivare a 5 con bonus legati a presenze più una percentuale sulla futura rivendita. La formula, in questo modo, convincerebbe ma il nodo economico, comunque, resta. Infatti la Juventus alla fine decide di bloccare l’operazione per una questione di bilancio: l’investimento resta troppo oneroso e non viene autorizzato. Anche perché in quei giorni tutte le attenzioni economiche (e non solo) sono rivolte al colpo Ronaldo.

 

 

 Nel gennaio successivo Erling decide di andare al Salisburgo per giocare con più continuità. Solo dodici mesi dopo, la clausola rescissoria da 20 milioni verrà esercitata dal Borussia Dortmund, in Bundesliga, dove il fenomeno norvegese continua a stupire.

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