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Davide
Masi

Un italiano in Nuova Zelanda, la storia di Marignoli: “Calcio, lavoro e non solo: questa è la mia isola felice”
francesco-marignoli-credits-north-shore-united

Il sangue è italiano, ma il cuore ormai è stabilmente in Nuova Zelanda. Sì esatto, perché dall’altra parte del mondo c’è anche la nostra bandiera tricolore. Siamo a Devonport, nel nord del paese. Tra mare, verde e un paesaggio da sogno c’è anche spazio per il calcio. “C’è tutto, è la mia isola felice”. A parlare è Francesco Marignoli, attaccante classe 1995 del North Shore United e unico italiano nella prima divisione neozelandese.



La storia di Francesco Marignoli

 

La storia (calcistica) di Marignoli parte in Italia, in Trentino Alto-Adige. Francesco è un ragazzo come gli altri: “Io ho iniziato a giocare in Trentino Alto Adige in una società che giocava in Lega Pro, ho fatto lì le giovanili. Poi mi sono mosso in Promozione, abbiamo vinto il campionato ma mi sono fermato per tre anni per studiare all’università. A un certo punto ho deciso di prendere tempo per viaggiare: la mia prima meta era la Nuova Zelanda. Ho lasciato tutto e sono venuto qui” racconta a grandhotelcalciomercato.com.

 

Calcio e studio che si scambiano negli anni. Poi arriva l’università che cambia i piani. In quel periodo Francesco lascia da parte il “pallone”: più sulla scrivania che sul campo. A un certo punto l’idea e la voglia di viaggiare hanno preso il sopravvento: “Ho viaggiato un po’ il paese, qui è bellissimo, soprattutto dal punto di vista naturale. Qui ho incontrato la mia compagna e ho deciso di restare, adesso abbiamo due bambini. Quando sono arrivato avevo un programma di viaggiare, ma poi la vita è fatta di sorprese. Così sono tornato a giocare e mi trovo benissimo in un’ottima società”.


 

Photo Credits: North Shore United

 

Adesso Francesco veste la maglia del North Shore United, a Auckland. Ma prima c’è stata una tappa intermedia: “Prima del North Shore United giocavo al West Coast Rangers, sono nello stesso campionato”.

 

Ma nella vita di Francesco non c’è solo il calcio: “Ho un lavoro in una scuola e anche un piccolo business di pizza. Il livello calcistico è un po’ più basso, ma è un buon campionato di eccellenza diciamo. In Nuova Zelanda ci sono meno investimenti rispetto all’Europa e quindi il livello è più basso. La squadra più importante sono gli Wellington Phoenix, ma loro giocano nel campionato australiano”.

 

Culture differenti e un altro tipo di calcio: “Hanno grandissimi spazi qui, bei campi da gioco in erba naturale. C’è grande attenzione. Hanno tantissimi campi da calcio, anche se non è il primo sport della nazione. Le strutture del club invece sono un po’ più umili e semplici. Qua il calcio è vissuto in modo più tranquillo. C’è sempre attenzione ai risultati e alle prestazioni ma in maniera molto più serena. Tanti club sono più focalizzati sulle giovanili, hanno interesse a far crescere i ragazzi. A volte c’è più attenzione su loro rispetto alla prima squadra”.

 

Francesco l’ha definita la propria isola felice, ma il richiamo dell’Italia c’è ancora: “A volte mi manca la nostra cultura, ma qui ci sono delle cose che in Italia non ci sono. Gli spazi, la tranquillità e più opportunità”. E il futuro? “Mi vedo qui almeno per i prossimi 5-10 anni”. I piani sono precisi: nel viaggio di Marignoli, la Nuova Zelanda non è una tappa come le altre. La Nuova Zelanda è la vera meta.

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