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Sebastiano
Sarno

Il futuro da agente e i retroscena, Mudingayi si racconta: "Con il Napoli era tutto fatto”
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Bologna-Napoli di lunedì sarà come al solito una sfida sentita, tra due squadre con un pubblico molto caloroso nonostante le limitazioni Covid. Sarebbe potuta essere una partita speciale anche per Gaby Mudingayi che l'ha giocata con i rossoblù, ma sarebbe potuto essere in campo anche dall'altra parte: "Era tutto fatto per il mio passaggio al Napoli - confida a grandhotelcalciomercato.com l'ex centrocampista -. Ricordo che i giornalisti mi chiamavano per dirmi che ci saremmo visti il giorno seguente a Castel Volturno per le interviste di presentazione".

“Io al Napoli? Mancavano soltanto i dettagli”

Molto più che avviato il discorso, praticamente concluso: "Avevo già parlato con i dirigenti del Napoli ma il trasferimento è saltato proprio l’ultima sera del mercato perché le due società non hanno trovato l'accordo su pochi dettagli ma vi assicuro che era tutto fatto, si parlava di un contratto per 3 anni e io avevo accettato”.

La grande opportunità all’Inter

Ma non è stato l’unico retroscena di mercato che ci ha raccontato. Infatti, il centrocampista belga ma di origini congolesi sul suo passaggio al Bologna dichiara: “All’inizio la mia idea era quella di rimanere alla Lazio, ma i piani sono cambiati e alla fine sono andato in Emilia Romagna" Quattro stagioni da 129 presenze e 2 gol in rossoblù una maglia per la quale Mudingayi ha dato tutto, come ha sempre fatto nella sua carriera, esaltata dal suo temperamento agonistico: "Mi sono travato benissimo fin dall’inizio. Ho sempre cercato di dare il massimo, ovunque io sia andato perché è questo quello che sono: do sempre l’anima".

 

Il Napoli sarebbe potuta essere la terza big della sua carriera. Dopo la Lazio, si presentò l'occasione dell'Inter: un'avventura non semplice per il belga, condizionata dai problemi fisici: "Ho avuto moltissima sfortuna, mi sono infortunato gravemente al tendine d’Achille dopo 19 partite. Questo problema mi ha tenuto fuori dal campo per circa un anno e mezzo. A quei livelli quando si ha un infortunio così grave è difficile recuperare. Soprattutto in una squadra come l’inter che aveva in rosa ancora molti giocatori del triplete".

Un’esperienza, comunque, positiva fuori dal campo e di cui Mudingayi ha ottimi ricordi: "Sono rimasto in buoni rapporti con tutti, si è creata una bellissima amicizia, tuttora chiamo il capitano Zanetti e parliamo”.

Giocare a San Siro fa la differenza nella carriera di un calciatore e Gaby lo sa bene: "Tutti mi ricordano per la mia esperienza all’Inter, è strana come cosa perché alla fine non ho giocato molte partite ma posso capirlo. Secondo me chi passa in squadre come Inter, Milan e Juventus a livello mediatico diventa molto più conosciuto, anche rispetto a squadre come Lazio e Roma.” 

“L’ansia? La Serie A all’inizio fa un po' paura”

Mudingay ci parla anche delle sue emozioni da giocatore di Serie A, relative alla gestione dell’ansia “All’inizio, anche solo l’idea di scendere in campo mi faceva provare forti emozioni ma anche un po’ di paura. Con il passare del tempo si prende confidenza, fiducia e si conoscono meglio i compagni. Quando scendi in capo è qualcosa di davvero magico. A me è andata particolarmente bene perché all’esordio in Serie A (con la maglia della Lazio, ndr), contro l’Ascoli ho fatto goal e assist, quindi, è stato il massimo, non si po' chiedere di meglio”.

 

Uno sguardo al futuro con il sogno di diventare procuratore

Adesso però è arrivata l’ora di guardare avanti. L'ex centrocampista ci ha riferito che il suo sogno è diventare un procuratore e per ora sta osservando ragazzi giovani sia in Italia che in Belgio: "Futuro? Il mio sogno è fare il procuratore ma sto partendo dalle basi. Mi piace molto guardare e studiare giovani 2005\2006, ho ancora molto da imparare, ho iniziato a lavorare con una persona che può insegnarmi e cerco di crescere al suo fianco, cerco ragazzi per il futuro. Voglio crescere anche io accanto ai giovani che osservo. Per me è importante capire bene questo lavoro e per fare le cose fatte bene, come in ogni cosa, si deve sempre partire dal basso per poter salire fino alla cima. Vado spesso in Belgio e Francia per cercare giocatori che possano arrivare in Serie A o magari nella massima divisione Belga”.

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