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Lorenzo
Cascini

La storia di Pedro Gonçalves, da talento giramondo a pepita dello Sporting con la maglia che fu di Ronaldo
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Vidago, è un piccolo villaggio nel comune di Chaves in Portogallo. Da sempre nota per le acque termali, che i Romani chiamavano Aquae Flaviae, da un anno a questa parte ha un altro motivo d’orgoglio. Se passeggiando per le strade sentirete parlare di “Pote”, non meravigliatevi. È l’idolo di casa e protagonista della storia. “Chi?”. Pedro Gonçalves chiamato Pote, ovvero pentola in portoghese, perché da bambino era basso e tozzo. La nonna lo chiamava così, lui che alla famiglia è così tanto legato e a Vidago ha ancora tanti amici. Con la mamma, che lavorava nel club dove Gonçalves ha iniziato a giocare il legame é strettissimo: il padre è venuto a mancare quando lui aveva un anno, quindi è stata Maria Roupeira a crescerlo. Rapporto inscindibile, gli è stata vicina in tutte le sue scelte. E ora che Pedro incanta in campo, lei sorride orgogliosa in tribuna. Sacrifici ripagati.  

 


Oggi Pedro è la stella dello Sporting Lisbona campione di Portogallo in carica. Anche se la strada è stata tutt’altro che semplice. Dagli inizi al Braga dove viveva con una famiglia affidataria fino all’esperienza al Valencia. Quando arriva in biancorosso è solo e la nostalgia di casa è tanta. Senza il suo allenatore Agostinho Oliveira, chissà che strada avrebbe preso. Lui lo motiva, lo sprona  dicendogli che il talento non basta per sfondare. Pedro ascolta, prende nota e impara. Poi una volta che Oliveira venne allontanato dal club, decise anche lui che era meglio cambiare aria. Arriva il Valencia, dove c’erano diversi portoghesi come Andrè Gomes e Cancelo. “Pote” va, si butta in un’avventura lontano da famiglia e amici. 

Le cose non vanno per il meglio. Non trova spazio e va al Wolverhampton. Nuno Espírito Santo, portoghese e suo ex allenatore al Valencia, lo ha chiamato e convinto. Altro salto nel vuoto, a soli 17 anni. Si trasferisce dal suo idolo Rubén Neves e studia Joao Moutinho, ma non sfonda. Non trova spazio e aspetta una chiamata per tornare a giocare con continuità. E quando questa arriva, gli cambia la carriera. 
Vuoi venire con me al Famelicao?”. È Joao Pedro Sousa, suo ex allenatore al Braga. Non aveva creduto in lui al tempo, ora gli sta mettendo tra le mani la possibilità di rilanciarsi. “Accetto”. Senza pensarci troppo. Sette gol e premio di miglior giovane del campionato. Rinascita. Pote è tornato, bastava solo un po’ di fiducia.  

 


Giocate, talento e lampi di alta classe, che convincono lo Sporting Lisbona a puntarci: 6,5 milioni per la comproprietà del cartellino. Passa da mezz’ala a trequartista e migliora partita dopo partita. La maglia che sceglie è una di quelle importanti, la 28 di Cristiano Ronaldo. Spalle larghe e personalità da vendere, nonostante i 21 anni. Il titolo a Lisbona mancava dal 2002, proprio l’anno dell’esordio di CR7 con i Leões. Pedro ha contribuito allo storico successo: 23 gol e 5 assist, lo hanno fatto diventare un idolo di casa. Quest’anno è già a quota 7.  

 

Ora non vuole fermarsi. Cinque gol nelle ultime 3. Giovedì sera é entrato in Coppa di Portogallo e l’ha risolta lui: prima il gol dell’1-0 poi il rigore decisivo all’88’. Freddezza: portiere spiazzato e Sporting agli ottavi. Lampi di classe in mezz’ora di partita, con i tifosi di casa che gli hanno riservato un trattamento speciale fin da quando è entrato. Applausi e quasi un senso di protezione, verso un ragazzo che sembra aver trovato la sua dimensione. Gioca con semplicità e naturalezza, che sia Champions o Coppa nazionale. Futura pepita. Pedro sta prendendo consapevolezza del suo talento e non vuole smettere di stupire. A Lisbona lo vedono e gli vogliono bene. Se per strada direte “Pote” o “Potinho”, qualcuno si girerà o vi guarderà con un sorriso. Proprio come succedeva nella sua Vidago, che ora oltre alle acque termali ha un altro motivo per essere famosa nel mondo.

 

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