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Lorenzo
Cascini

L'isola che non c'è: Sheriff, l'incredibile storia degli avversari dell'Inter
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Un’isola che non c’é con vista sull’Europa, quella che conta. Oggi infatti lo Sheriff Tiraspol, squadra della terra di nessuno, gioca la Champions League contro l'Inter. Moldavia de Iure, Repubblica della Transistria de facto. Una regione fantasma al confine con l’Ucraina, che si è autoproclamata indipendente nel 1992 dopo quattro mesi di guerra e un migliaio di morti. L’Onu non li riconosce, ma a loro poco importa. Hanno una bandiera, un loro inno, una moneta e una squadra di calcio che sogna in grande. La prima volta nell’Olimpo non si scorda mai. Dove non arriva la politica, ci pensa il calcio a regalare sogni e speranza. 


Una regione fantasma. A Tiraspol il tempo sembra si sia fermato. Tutto sa di Russia, anche se il Paese Sovietico non l’ha mai riconosciuta: busti di Lenin, statue di Marx, bandiere con falce e martello in giro per la città. In pochi scelgono di uscire dalla Transistria, ancora meno quelli che decidono di andare a visitarla. C’è una dogana con tanto di polizia e timbro per il passaporto dell’autoproclamata repubblica. Per avere un visto pare ci vogliano dei mesi. Su Google Maps, lo street view non funziona. Le uniche immagini sono scattate dai residenti e dai pochissimi turisti. Persino la Farnesina sconsiglia di andare in quanto in caso di necessità l’ambasciata potrebbe avere poche capacità di intervento. Palazzi squadrati, strade abbandonate e tanta malinconia. Una vera e propria terra di mezzo, che da oggi ha una finestra sull’Europa dei grandi. 

 

 

Il calcio mette d’accordo tutti, regalando storie ed emozioni. A Tiraspol la qualificazione è stata meritata in tutto e per tutto. Merito di una struttura societaria ambiziosa e organizzata. Il club è la punta di diamante della Sheriff, l’azienda più importante della Transistria, attiva in ogni settore. Supermercati, concessionarie, l’unica rete televisiva privata della regione, una casa editrice e una distilleria di liquore. Praticamente un monopolio. Da 10 anni portano avanti un progetto vincente e in costante crescita. Mezzi economici ma anche capacità di investire. Il centro sportivo ne è la dimostrazione più lampante: otto campi di allenamento, una piscina olimpionica, cliniche private, scuole e chi più ne ha più ne metta. Un modello all’avanguardia dal valore di 200 milioni di euro. Tutte condizioni ideali per la creazione di un qualcosa di grande. Lungimiranza, con licenza di poter sognare. 

 

Il club è stato fondato nel 1997 da Viktor Gushan e Ilya Kazmaly, ufficialmente funzionari dell’interno moldavo, che lavoravano per il Kgb sovietico. In poche parole delle spie. Storie da film. In 21 partecipazioni hanno vinto 19 campionati moldavi e 10 coppe. Un dominio assoluto. Lo scorso anno hanno stravinto il campionato con 99 punti e 107 gol fatti. Castaneda, Bizjak, Kolovos e Traore i protagonisti dell’impresa, in una squadra dove tutto sembra funzionare a meraviglia. 

 

 

Il debutto in Champions è stato da urlo. Sognarne migliori sarebbe cosa impossibile: 6 punti nelle prime 2 giornate, con vittorie su Shakhtar e Real Madrid, al Bernabeu. Magia dello sport, che permette di raggiungere l’impossibile. Abbattendo i confini di uno stato fantasma che non esiste e che mostra all’Europa la sua faccia più bella. L’obiettivo ora è continuare a sognare a occhi aperti e non porsi limiti. Destinazione Paradiso, fino all’isola che non c’è.

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