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Fatta, saltata, poi riaperta: tutto per… un file sbagliato: Julian Araujo al Barcellona, i retroscena

“Manca un documento. Che succede?”. “Abbiamo sbagliato il format del file“. Sembra uno scherzo, è calciomercato. C’è anche questo nella frenesia degli ultimi minuti. Anzi, secondi. Diciotto, per l’esattezza. Quelli (di ritardo) che hanno ostacolato il passaggio di Julian Araujo dagli LA Galaxy al Barcellona, che alla fine si è concluso, ma… solo in parte.

Araujo, terzino messicano classe 2001, era da mesi sul taccuino della dirigenza mercato del club catalano. Già in estate, i Blaugrana ci avevano pensato, prima di chiudere per Bellerin. Ed è stata proprio la partenza di quest’ultimo (direzione Sporting Lisbona), a poche ore dalla fine della finestra di gennaio, a riaprire i giochi per Araujo.

Il Barcellona chiama in sede a Los Angeles: Quanto volete per Araujo? Accettereste un prestito?”. La risposta è chiara: quattro milioni di dollari cash o niente. I Galaxy vogliono un compenso garantito.

 


 

La prima offerta

La prima opzione, quindi, è un prestito oneroso a un milione di dollari, con riscatto a un altro milione e il 50% della futura rivendita in mano al club americano. L’offerta appare congrua, specialmente perché il tempo scorre. Poi negli Stati Uniti si fa notte e a Barcellona inizia l’ultimo giorno di mercato.

“Affare fatto”

Parte la frenesia. “Ci serve il sostituto di Bellerin, devono muoversi ad accettare per Araujo”. Che si fa? Cambiano le carte in tavola. Al risveglio, i Galaxy trovano sul tavolo una nuova offerta: circa tre milioni di base fissa più bonus per arrivare a poco meno di quattro. “Affare fatto”.

L’attesa di Araujo

Il terzino messicano, in accordo con la società, non scende in campo per gli allenamenti, ma si precipita negli uffici del club, pronto a firmare le carte. D’altronde, quando chiama il Barça non puoi dir di no. Un’occasione unica.

Comincia l’iter burocratico. La MLS si fa attendere sull’invio di un documento, che arriva a un’ora dalla fine del mercato spagnolo, dopo un’attesa di quattro ore che descrivono come interminabile.

A Los Angeles, tutto completato. Il giocatore è libero dai vincoli contrattuali con i Galaxy e può essere annunciare come nuovo Blaugrana. La palla passa quindi al Barcellona, che deve solo finalizzare l’assist. Eppure, a porta vuota, qualcosa si inceppa.

 


 

Il format del file, diciotto secondi di ritardo e la soluzione

Araujo non lo sa, e festeggia. Champagne e brindisi con la dirigenza americana. “In bocca al lupo”. O… forse no? Gli avvocati del Barça chiamano in sede e segnalano il problema. Il documento, per un errore nel format, risulta depositato diciotto secondi oltre il termine massimo.

Il caso passa alla FIFA, che si prende cinque giorni per decidere. E Araujo resta nel limbo: non è più un giocatore degli LA Galaxy: le carte che lo liberano sono state depositate. Ma nemmeno del Barcellona.

Alla fine, la Corte non autorizza i catalani a registrarlo, ma può firmare con il Barça Atlètic (la squadra B, allenata peraltro da una leggenda messicana come Rafa Marquez) e allenarsi già con la prima squadra per sei mesi, in vista della stagione che verrà.

 


 

L’ipotesi di prestito

All’orizzonte si profila un’altra ipotesi: il mercato americano è ancora aperto, quindi si tratta per autorizzare un prestito fino a giugno proprio a Los Angeles. Sembrava tutto vicino alla chiusura, poi sorgono altri problemi. Long story short: non si fa.

Fine dell’Odissea: il Barcellona invia i biglietti aerei e Araujo arriva a La Masia. Sei mesi di allenamenti con Xavi, poi sarà tempo di giocare in partite ufficiali. Intanto si ambienterà in un nuovo continente e con una tipologia di calcio unica al mondo. Un sogno che si avvera. La soluzione, dopo mille peripezie. Il calciomercato è bello anche per questo.

Luca Bendoni

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