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“Piccolo ma già predestinato ed esigente: così ho scoperto Lucca”

Lorenzo Lucca, classe 2000. Nato a Torino e di proprietà del Pisa capolista in Serie B. Protagonista assoluto di questo inizio di stagione. Capocannoniere del campionato, bomber, trascinatore. È una delle più belle sorprese di B (QUI la sua storia). Oggi in molti parlano di lui, ma fino a qualche anno fa lo conoscevano in pochi. Abbiamo intervistato Gianluca Presicci (oggi talent scout della Fiorentina), che fu il primo a scoprirlo e a credere in lui quando era al Vicenza. Grazie alle sue parole ci siamo fatti raccontare come l’ha scoperto e alcuni aneddoti sul suo percorso.

 


“Adesso lo sa anche mia mamma che è forte, ma anni fa…”

Grazie alla famiglia Pastorelli, che rilevò il Vicenza in situazioni drammatiche da un punto di vista economico, fui chiamato a riorganizzare il settore giovanile, esordisce Presicci. “Ero molto felice di andarci anche se trovai una situazione non ottima: provai a riorganizzare il tutto cercando qualche giovane talento. Appena arrivato, uno dei primi giocatori che mi segnalarono i miei responsabili di scouting, Piero Borrella e Umberto Masenello, fu proprio Lorenzo Lucca. Questo ragazzo giocava nell’Atletico Torino, un club affiliato al Toro. Da quelle parti io ho un amico e un fratello, che è Michele Padovano (ex giocatore, tra le altre, anche della Juventus,ndr): mandai lui a osservarlo e mi disse subito che sarebbe stato il caso di valutarlo da vicino. Così organizzai subito una partita contro l’Atletico Torino per poterlo osservare. Lucca m’impressionò: era una decina di centimetri più basso ma soprattutto 10/15 kg più magro rispetto a ora. Era molto magro, però mi colpì. Eravamo a fine campionato, il Vicenza retrocesse e la situazione finanziaria era pessima: non avevo molta disponibilità economica ma parlai con la proprietà Pastorelli (papà Alfredo e il figlio Nicola), e mi videro talmente convinto di questo ragazzo che decisero di fare un’eccezione. Lo prendemmo in prestito dal Torino, con l’accordo che prevedeva un riscatto automatico a 20.000 euro nel caso in cui ci avesse convinto. Il Vicenza poi purtroppo fallì, e lui tornò al Torino. Ma ero sicuro che avrebbe fatto strada: noi siamo stati gli unici a credere in lui in quegli anni. Sicuramente siamo stati i primi. Adesso lo capisce anche mia mamma che è fortissimo, ma qualche anno fa lo abbiamo lanciato noi“.

Quando fece impazzire i compagni e piangere il capitano…

Presicci poi ha ribadito quali sono, secondo lui, i migliori pregi di questo ragazzo. Doti tecniche, fisiche, ma c’è molto altro. Ce lo ha spiegato tramite un aneddoto curioso: “Lui è forte di testa, ha forza e non lo anticipi mai. Tecnicamente è forte, perché riuscire a gestire la palla quando sei alto due metri non è facile. Ma soprattutto ha un grande carattere. Te lo spiego con questo aneddoto carino: dopo un mese dall’inizio della stagione con la Berretti, l’allenatore mi chiamò per convocarmi. C’era un problema con Lucca e il gruppo: arrivai in campo e c’erano tutti i giocatori a ferro di cavallo e io iniziai ad ascoltarli. Prese la parola il capitano: ‘Guardi, qui siamo un gruppo di ragazzi che si conoscono da tanti anni. Lucca è un giocatore forte, però…’ e scoppiò a piangere. Cominciò a dire che Lucca, pur essendo l’ultimo arrivato, esigeva e pretendeva troppo dai compagni che non riuscivano a stare al suo passo: faceva i movimenti, e magari non veniva sempre servito al meglio. Non era presuntuoso, era solo un leader, già a 17 anni… Alla fine di quell’allenamento lo caricai in macchina per portarlo a casa e mi disse che per lui era normale pretendere anche se non ha troppa confidenza, perché era fortissimo. Quando iniziò ad allenarsi con la prima squadra vedevo che teneva già botta con i professionisti di una certa età: lo menavano, calcisticamente, perché non riuscivano a prenderlo. Lì capii che era un predestinato.

 


 

6 gol in 7 partite in Serie B con la maglia del Pisa. Tanta roba: “Ma ancora non si è visto nulla. Sono convinto che sia solo al 70% delle sue possibilità. Di statura si è formato, adesso deve sistemare e perfezionare la muscolatura. Per me tra due tre anni esploderà definitivamente. Caratterialmente è un ragazzo d’oro: il suo futuro è in Nazionale e al City, al Chelsea o al Manchester United. Il suo valore schizzerà alle stelle, e se lo potranno permettere solo i club con grandi disponibilità economiche. Per questo penso alla Premier“. Nel caso, si vedrà se gli inglesi reggeranno l’urto o se saranno i prossimi a scoppiare in lacrime. 

Cosimo Bartoloni

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