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Lucarelli e Hubner, quel destino incrociato sulla strada per Lecce

Bomber di provincia. Una frase iconica che, chiudendo gli occhi, riporta alla mente quella generazione di bomber che ha fatto sognare tanti tifosi tra gli anni ’90 e gli anni 2000. In questa categoria svettano due nomi: Dario Hubner e Cristiano Lucarelli. Più di 500 gol in due tra i professionisti, in carriera non hanno mai giocato insieme, ma sono stati al centro di un incrocio di mercato con il Lecce protagonista.

 


 

È l’estate 1999, la società pugliese è appena tornata in Serie A dopo un anno tra i cadetti e ha affidato la guida tecnica ad Alberto Cavasin. Pantaleo Corvino completa la squadra, ma manca un tassello prima di poter partire in ritiro: l’attaccante. Sono due i nomi che piacciono al direttore sportivo: Hubner e Lucarelli. La prima trattativa ad essere portata avanti è quella per Hubner, reduce da due stagioni a Brescia dove aveva segnato 39 gol.

Corvino propone 4,5 miliardi di lire al Brescia, ma il presidente Gino Corioni si oppone, complice una piazza già in subbuglio. Figurarsi, però, se uno come Corvino molla. Chiama Corioni, lo alletta aumentando la proposta ogni volta, ma niente. Da giugno si passa ai primi di luglio, il Lecce è pronto per partire in ritiro e manca ancora l’attaccante.

 


 

Hubner sembra svanire, tanto che Corvino si muove per riportare in Italia Cristiano Lucarelli. L’attaccante di Livorno è reduce da un anno senza gloria al Valencia, con una seconda parte di stagione fermo ai box per problemi fisici. Piace al ds del Lecce, ma c’è un problema: tutti ne parlano male. 

Intanto arriva un segnale da Brescia con una chiamata di Nardino Previdi, consulente di Corioni: “Il presidente mi ha detto che si può fare, ma è importante che non lo sappia nessuno“. Corvino vola subito a Milano, poi da lì verso casa di Corioni accompagno da Puzzolo e Carpeggiani, i procuratori di Hubner. Già perché il Lecce aveva un accordo con il giocatore, ma Corioni non doveva saperlo. 

A casa del presidente del Brescia entra solo Corvino: accordo siglato, Hubner può diventare un giocatore del Lecce. Qui, però, il dietrofront. Mentre il direttore e gli agenti partono verso Crema per far firmare il contratto all’attaccante , arriva una telefonata: la moglie di Hubner non vuole andare più a Lecce. 

 


Qui salta il banco, ma il destino riporta a Cristiano Lucarelli. Corvino si trova a Malpensa, pronto a rientrare a Lecce a mani vuote. Sullo schermo dei voli in partenza, però, accanto a quello di Brindisi ce n’è uno per Valencia, lì dove gioca Lucarelli. Quel Lucarelli tanto criticato da molti, ma che continua a essere un pallino di Corvino. L‘illuminazione e il cambio di programma: nuovo biglietto aereo e viaggio verso la Spagna perché c’era già un accordo con il club sulla base di un prestito con diritto di riscatto. 

Corvino e Lucarelli fissano un appuntamento in un hotel di Valencia e lì viene conclusa la trattativa. Solo dopo la firma, Corvino racconta un retroscena al giocatore: “Sai perché ti sto prendendo? Perché tutti mi hanno parlato male di te”. La risposta? “Direttore, non ti deluderò”. E così è stato perché Lucarelli, in quei due anni a Lecce, segna 31 gol, prima di essere venduto al Torino con una ghiotta plusvalenza.

E nella cena d’addio con squadra e staff, Lucarelli regala a ogni giocatore, dirigente e collaboratore una stellina d’oro, in ricordo di quei due anni. A tutti, tranne che a Corvino. Il motivo? Per lui ce n’è una speciale, tre volte più grande rispetto degli altri, segno della riconoscenza nei confronti del direttore sportivo. Lecce, infatti, è stato il trampolino di lancio per la carriera di Lucarelli (che oggi, da allenatore, è ad un passo dalla promozione in Serie B con la Ternana) grazie, soprattutto, alla fiducia di Corvino, andato contro i pareri di tutti

Redazione

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