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Dal Senegal ai centri di accoglienza in Italia. Fino alla Serie A. Il lungo viaggio di Mamadou Coulibaly

Storie di vita, riscatto e integrazione. Quella di Mamadou Coulibaly la troviamo cerchiata in rosso alla voce “belle da raccontare” Il viaggio di un esule che per sognare ha messo l’Italia come punto di arrivo nella mappa del suo destino. 

Dall’arrivo su un barcone d’immigrati alla Serie A

Coulibaly in Africa è un cognome comune tanto quanto Rossi in Italia. Anche se, il viaggio di Mamadou, di comune ha molto poco. Lui che ha solo 22 anni ed è stato uno dei punti di riferimento della Salernitana di Castori. Sia in Serie B che in A, dove in 8 partite ha trovato due volte la via del gol. Da esordiente assoluto. Poi un infortunio lo ha frenato, ora è pronto a tornare e a lottare per la salvezza. Uno come lui è abituato: ha dovuto combattere per raggiungere il suo sogno. Contro il destino, ma anche contro suo padre che sognava per lui un futuro universitario nel suo paese. Niente da fare. Lui aveva deciso. 

 


Zaino in spalla e si parte alla volta dell’Italia. Palla al centro e uno contro uno verso il futuro. Dribbling riuscito, anche se non senza ostacoli durante il percorso. Aveva solo 15 anni ma già le idee chiare: pullman fino al nord del Marocco, attraversando il Senegal, la Mauritania e il deserto. Con la necessità di inseguire un sogno. Tante sono state le tappe prima di raggiungere la meta: dalle notti passate a dormire su un molo, all’ospitalità ricevuta dalla Zia di Grenoble. Oggi è la sua prima tifosa. 

Poi l’arrivo in Italia. Da Livorno alla casa famiglia di Montepagano. Fino al ritiro precampionato con il Foresto Sparso, squadra che milita nella seconda categoria bergamasca: “Si presentò per una prova, era timidissimo – racconta l’allenatore del club – Ma si vedeva che era di un’altra categoria a livello tecnico”. 
Timido, di poche parole e senza documenti. Preferisce far parlare i piedi. Si vociferava anche di un’interesse della Juventus, ma finisce a Pescara in una centro d’accoglienza. Da lì è partito tutto. 

 


 

Realizzare un sogno, sorridere e pensare di avercela fatta. Quel 19 marzo del 2017 Mamadou ha esordito in Serie A e avrà ripensato ai viaggi in pullman e alle notti passate a dormire su quel molo. Grazie a Zeman, ma anche grazie alla sua caparbietà. Non mollare mai, questa la sua prima regola. Poi grazie a Dio, che non lo mai lasciato solo e che lui ha sempre ringraziato, anche sui social il giorno dell’esordio. D’altronde la prima volta non si scorda mai, soprattutto se arriva da così lontano. 

 


 
Dieci spezzoni in A con il Pescara, poi gli occhi dell’Udinese e due milioni sborsati dai Pozzo per acquistarlo. E li da quelle parti ne sanno qualcosa di colpi. Poi tanti giri, Carpi, Virtus Entella, Trapani e poi Salernitana. In mezzo un’amichevole, con l’Udinese, contro il Borussia Dortmund di Sancho e Hakimi. 

Salerno è stata la sua oasi felice. Tappa importante di un viaggio che ha il sapore di un sogno. Tanti momenti belli, dalla promozione con Castori ai primi due squilli in Serie A contro Bologna e Hellas Verona. Ricordi indelebili. Senza mai voltarsi indietro, ma senza dimenticare da dove tutto è iniziato. Dai campi della seconda categoria bergamasca allo stadio dell’Atalanta. Flash di un secondo che ti fa fare un viaggio nel tempo. Un tuffo nei ricordi, e che ricordi. 

Lorenzo Cascini

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