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Nel mondo di Depay tra guizzi, bravate e tatuaggi. La storia di un ribelle del pallone pronto a incantare l’Italia

Sul petto ha un tatuaggio che lo racconta meglio di ogni altra cosa. “Dreamchaser”, cacciatore di sogni. È il modo migliore per descrivere il suo percorso, fatto di cadute, risalite, scontri, bravate e lampi di classe assoluta. E si potrebbe andare avanti all’infinito. Depay è così, uno che fa e disfa, tutto da solo. Questione di indole. Il viaggio nel pianeta di Memphis può cominciare, un mondo fatto di controversie e scene di vita vera. 

 


 

 

Punto primo, la famiglia. Disgregata, in difficoltà economica e con tanti problemi, insomma non un ambiente facile in cui crescere. Il quartiere poi non ha aiutato, essendo il peggiore per criminalità e casi di tossicodipendenza, della cittadina di Moordrecht a 65km da Amsterdam. Il padre non c’è mai stato, lo ha abbandonato all’età di quattro anni e per questo lui dietro la maglia non porta il suo cognome, ma Memphis. I due si sono riavvicinati negli ultimi anni, ma di certo non gli ha reso facile la vita. Depay cresce in strada, tra risse e pallone. Ha definito la sua infanzia una giungla, motivo per cui si è tatuato un leone gigante dietro la schiena. Altro disegno di inchiostro che lo descrive alla perfezione. 

 

 

 

Il Psv gli ha cambiato la vita, regalandogli una possibilità. Anche perché Memphis con il pallone fa quello che vuole, dribbla tutti, non lo prendi mai e fa impazzire chi lo marca. Nel 2014-15 Depay ha porta l’Eredivisie ad Eindhoven segnando 22 gol. La stagione seguente era già in caduta, a Manchester, anche e soprattutto per colpe non sue. In panchina c’era Van Gaal, l’allenatore che un anno prima lo aveva portato al Mondiale brasiliano. Le cose non vanno e quindi meglio cambiare aria. Il suo modo di vivere poi non l’ha mai aiutato: esuberante, appariscente, fuori dagli schemi. Collane, orologi di lusso, macchine sportive, canzoni rap – scritte e prodotte – catene d’oro e chi più ne ha più ne metta. Non è mai piaciuto in Inghilterra, anche perché le cose non andavano e la stampa lo beccava. Si è ripreso andando a Lione, dove è diventato protagonista e ha conquistato il cuore dei tifosi in quattro anni molto intensi. “The Heart of a Lion”, titolo della sua biografia, lo fotografa fin dal titolo. Cuor di Leone. Uno che non molla mai, cade e si rialza con coraggio. Impossibile scindere il Memphis personaggio dal Memphis calciatore. È fatto così. Prendere o lasciare.  


 

 

 

Oggi per Depay potrebbe essere la Juve il punto di ripartenza dopo un anno fatto di luci e ombre passato a Barcellona. Era il Barca del dopo Messi, non sarebbe stato facile per nessuno. Lui ha fatto il suo, 12 gol, assist e guizzi ma non abbastanza per entrare nelle grazie di Xavi che non lo ha mai realmente preso in considerazione. Da qui la voglia di provare qualcosa di nuovo, magari proprio quella Serie A che rigenera calciatori e li fa tornare grandi. L’obiettivo è quello di andare al Mondiale con l’Olanda – di cui è il secondo miglior marcatore all time con 42 gol, dietro solamente a Robin Van Persie – in uno stato di forma tale da poter lasciare il segno. Serve quindi giocare, ritrovare continuità e fiducia. Al momento mancano da limare alcuni dettagli per considerare l’affare chiuso, ma Cherubini&co restano fiduciosi sulla buona riuscita del tutto. Con la speranza che il leone torni quello di Lione. 

 

 


 

Memphis è uno che davanti lo puoi mettere dove vuoi. È un nove e un dieci contemporaneamente e può giocare anche largo a sinistra sull’esterno in un attacco a tre. Insomma sarebbe perfetto per le rotazioni di Allegri. Quando scegli Depay però scegli il pacchetto completo: classe, gol e giocate, ma anche qualche ritardo e qualche bravata. Fa parte del personaggio. D’altronde è sempre stato così. “Io sono questo, se mi accettano così bene sennò pace”. Della serie, o con me o contro di me. Anche se in realtà lui se ne è sempre fregato. La Serie A lo aspetta, la Juve lo ha cercato e trattato sempre in sordina, per poi andare all’affondo finale negli ultimi giorni di mercato. Allegri non vede l’ora di averlo, lui di tornare a sorridere. Nella teoria dei giochi situazioni simili si chiamano Win-Win, ovvero contesti in cui a guadagnarci sono entrambe le parti. Questo sarebbe il caso. Il segreto sarà lasciarlo libero di fare, di sbagliare e di sprizzare creatività. Questa la ricetta per la felicità di Memphis, cresciuto nella giungla con il fuoco dentro per raggiungere i suoi sogni. I suoi tatuaggi ce lo insegnano e lo raccontano meglio di mille parole.

Lorenzo Cascini

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