A gennaio 2022 Pietro Pellegri ha accettato la chiamata del Torino con l’obiettivo di riscattarsi. La firma, arrivata negli ultimi giorni di mercato, ha sancito il suo passaggio in prestito in granata. Direttamente dal Monaco, proprietario del cartellino, e senza passare dal Milan, come inizialmente si ipotizzava.
Già, perché i rossoneri sembravano decisi a puntare forte sull’attaccante italiano per il futuro (concetto ribadito anche dal ds Massara in intervista). E, in un primo incontro in sede, il 10 gennaio, con l’agente Beppe Riso, avevano impostato un’operazione di questo tipo: per prima cosa, il Milan avrebbe riscattato Pellegri dal Monaco in anticipo di sei mesi sulla tabella di marcia, poi l’avrebbe girato in prestito per mettere minuti (con il Toro in prima fila).
I contatti proseguivano in modo positivo e la chisiura era vicina. Mercoledì 12, Riso è tornato a Casa Milan. Ma questa volta non da solo: con lui c’era anche Davide Vagnati, direttore sportivo dei granata, deciso a chiudere per regalare a Juric un attaccante giovane e da lui stimato (avendo l’allenatore lanciato un giovanissimo Pellegri al Genoa).
A quel punto, tra Milan, Torino e Pellegri tutto era pronto. Un accordo abbozzato, congelato. In attesa dell’intesa per il riscatto tra rossoneri e Monaco, che non arriverà mai. La dirigenza milanista, infatti, puntava ad ottenere uno sconto di circa due milioni, riducendo la cifra del riscatto da 6 a 4.
Da Montecarlo, però, non sono mai arrivate aperture e l’operazione è saltata. O meglio, il Milan è uscito dall’operazione. Perché la voglia di Toro di Pellegri era forte, ed è stata determinante per trovare comunque una quadra. Così, Pietro ha riabbracciato Juric, ma soprattutto padre Marco, team manager granata. Sapiente consigliere e uomo di calcio, l’ha sempre supportato in ogni momento difficile. E ora spera che il Torino possa essere per il giovane Pellegri la rampa di (ri)lancio.
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