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Strano, ds a 28 anni: “Le partite alle 4 del mattino e i miei consigli ai giovani”

Entrare nel mondo del calcio da zero, senza un passato da calciatore o altre esperienze. Un sogno per molti, una realtà per Pierfrancesco Strano. Classe 1992, a 28 anni ha già ottenuto il patentino da direttore sportivo nell’ultimo corso a Coverciano al fianco di ex calciatori come Nicolas Burdisso, Emanuele Calaiò e Stefano Sorrentino. 

 


 

La tesi? “Organizzazione dell’area scouting, come un direttore dovrebbe metterla in piedi da zero e renderla funzionale” ci racconta Strano. Lo scouting è un’area che il giovane romano ha conosciuto negli ultimi anni, nelle esperienze maturate a Venezia, Genoa e Parma. Un percorso che parte da lontano, già a 18 anni: qualche giro nei campi di Roma per allacciare rapporti e il contatto con Oberto Petricca con il quale inizia a collaborare.

 


Con Petricca è uno scouting…all’alba: “Lui lavora perlopiù con l’Asia – racconta Strano – Alle 4 del mattino mi mettevo sui siti per guardare gli incontri in streaming. Ancora Wyscout non aveva preso piede e dovevo adattarmi a uno streaming di bassa qualità“. Grazie a lui riesce ad entrare in contratto con Giorgio Perinetti, colui che nel 2015 lo porta al Venezia. 

Inizio a vedere alcune partite tra il Lazio e la Toscana per conto del Venezia. Quando la società va in Serie C ottengo il primo contratto da osservatore, a 24 anni“. Perinetti lo porta con sé anche al Genoa dove Strano vive un’esperienza…strana: la trattativa per Kinglsey Ehizibue. “Dio mi ha detto che questo non è il mio posto“. Con queste frasi il giocatore all’epoca al PEC Zwolle rifiutò il Genoa: “Andò via in taxi senza raccogliere il materiale che aveva portato per l’allenamento – racconta Strano – Poi la società dovette spedirgli tutto il materiale“.

 


Strano, dopo Genoa, approda nella stagione 2019-2020 al Parma, osservatore per un allievo di Giorgio Perinetti come Daniele Faggiano. Adesso la vita da direttore sportivo dopo aver preso il patentino: “Vorrei crescere ed imparare. Un sogno? Vincere un campionato, in qualsiasi categoria“. Quel sogno nel cassetto di tanti ragazzi che intraprendono questa strada partendo da zero.

A chi vuole fare questo lavoro consiglierei all’inizio di andare sui campi – spiega Pierfrancesco – sopratutto nelle partite delle giovanili appena riaprirà il tutto e cercare di creare rapporti e contatti con chi è già dentro il mondo del pallone e successivamente di partecipare ai corsi che la Federazione e l’Adise svolgono come quello da osservatore o quello da collaboratore della gestione sportiva. A loro dico di avere voglia di fare, devono avere voglia di sacrificarsi ed essere propositivi. È bene avere un obiettivo in testa, un sogno, e non lasciare che le porte chiuse in faccia che riceveranno li abbattino. Insomma non bisogna mai mollare e bisogna essere sempre corretti ed umili“.

Redazione

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