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Se la Juve chiama Pjaca…

Quando hai delle aspettative su te stesso, vuoi soddisfarle. Sempre. Lapalissiano. Però non è sempre possibile. E allora ti arrabbi. E impari a gestirti. Che Marco Pjaca fosse arrivato in Italia con delle idee e dei sogni è chiaro a tutti. Ora, con Juric e il Torino, prova ancora a inseguirli. Sono un po’ diversi rispetto a quelli iniziali, quando aveva scatenato una vera e propria asta alla migliore offerta. Una strana storia di calciomercato.

 


 

Sono passati 5 anni, o poco più, da quel 19 luglio, quando il suo “sì” alla Juventus veniva davvero confermato. Ma i bianconeri hanno dovuto lottare per portarlo a Torino, visto che a insistere era stato anche il Milan di Galliani. Anzi, era già tutto chiuso.

Il boss era andato a Spalato, per trovare con Naletilic (suo agente di allora) l’accordo. Rapporti fraterni, frutto di anni di collaborazioni (il papà, con i rossoneri, aveva portato a termine le operazioni Savicevic e Boban, fra le altre), tanto che il blitz sembrava essere andato a buon fine. Galliani si era fatto pure immortalare in una gelateria locale, foto che aveva fatto il giro del web e che aveva ulteriormente confermato come anche tra 8 club fosse tutto definito.

 


 

Eppure, la Juve non aveva mollato. Prima, lo aveva chiamato Mandzukic. Poi, Buffon. “Qui da noi potrai crescere e mostrare a tutti il tuo talento. Ti aspettiamo”. Parole che per un ragazzo di 19 anni possono fare la differenza. Insieme alla prospettiva di fare la Champions.

Galliani si era allarmato, il Milan era convinto di avercela fatta, avendo definito nel dettaglio anche con Mamic, presidente della Dinamo.  Ma la beffa era dietro l’angolo, e il sorpasso in pochi giorno sarebbe stato compiuto. A distanza di anni, qualcosa è cambiato. Non la voglia di emergere: dopo 2 gol in 5 partite, anzi, è più forte di prima. Perché in effetti, le sue qualità sono ancora molto da scoprire.

Valentino Della Casa

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