Doppietta all’esordio in Champions League, doppietta all’esordio ai Mondiali: Richarlison è l’uomo delle prime volte. Quando sente la pressione sembra quasi caricarsi. Lui vive per questi momenti, la prova l’ha data nella partita contro la Serbia. Dopo Watford ed Everton, in estate ha fatto il grande step scegliendo il Tottenham di Antonio Conte: ma se vi dicessimo che in passato avrebbe potuto giocare in Serie A?
Ricostruiamo il contesto. Sessione estiva di calciomercato del 2017. Richarlison, classe 1997, è il nuovo talentino della Fluminense. Il club di Rio de Janeiro ha creduto in lui appena un anno e mezzo prima, prelevandolo dall’America Mineiro e facendogli firmare un contratto quinquennale. Il ragazzo cresce in fretta. Fa gol, ha talento e i margini di crescita non gli mancano affatto.
In quell’anno e mezzo Richarlison mette a segno 11 gol in 46 presenze complessive. Il tutto a soli 20 anni. Così nascono le prime attenzioni dall’Europa, che raggiungono il culmine nell’estate del 2017.
Il classe 1997 piace a tanti, su di lui ci sono anche gli occhi del Milan. A luglio il club rossonero avvia i contatti con la Fluminense, che parte da una richiesta di 15 milioni di euro. L’affare, però, non decollerà mai: l’ostacolo principale è lo slot da extracomunitario che Richarlison andrebbe a occupare. Il Milan, infatti, non ha posti liberi per il brasiliano. Alla fine, dunque, non se ne fa nulla.
A cogliere l’opportunità sarà il Watford qualche settimana più tardi. Ad agosto la famiglia Pozzo bussa alla porta della Fluminense, mettendo sul tavolo 10 milioni di euro. Offerta accettata, Richarlison lascia il Brasile e parte con direzione Inghilterra. Da lì non si muoverà più.
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