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Lo status di rifugiato, il calcetto provvidenziale e il gol in Serie A: il sogno di Moustapha Cissé

Diciotto anni e 187 giorni e un gol che vale tre punti. Il secondo più giovane di questa Serie A, dopo Cristian Volpato. Una serata magica per Moustapha Cissé a Bologna: la prima convocazione con l’Atalanta dei grandi, l’esordio e, 17 minuti dopo, la rete. L’anno scorso di questi tempi non faceva neanche il calciatore, una notte inimmaginabile per lui.  


La fuga dalla Guinea

Moustapha arriva in Italia, a Lecce, con lo status di rifugiato, nel 2021 dalla Guinea, scappando dal suo paese. In Puglia comincia a prendere confidenza con il nostro paese ma anche a gettare le basi, quasi inconsapevolmente, per il proprio futuro. Entra nella comunità “Rinascita refugee”, dove ha iniziato il processo di integrazione, ma essendo extracomunitario non può giocare per la squadra del centro, che milita in seconda categoria, perché il regolamento della Lega Nazionale Dilettanti non lo prevede. Così solo partite non ufficiali: e quello è il suo trampolino. A un torneo di calcetto al Paradise di Carmiano, stupisce già da tutti. Non può passare inosservato.

Così comincia a squillare il telefono dell’avvocato Roberto Nitto, che lo va poi a vedere e lo ha segnalato al suo amico Roberto Mazza, capo osservatore dell’Atalanta. Nessun lavoro da procuratore o di intermediazione, solo un favore a una persona cara. Anzi due. Perché l’avvocato Nitto si trova subito con Moustapha: “L’ho aiutato con tutto ciò che riguarda l’aspetto giuridico e burocratico. Gli ho offerto una consulenza e da lì abbiamo stretto il nostro rapporto”. 


L’ascesa verso la Serie A

Consolidato nel tempo, quando Cissé ha già cominciato la sua scalata verso la Serie A. Dopo aver lasciato Lecce si è trasferito a Bergamo per entrare nel settore giovanile dell’Atalana e da gennaio è aggregato alla prima squadra. E complici anche le assenze, Gasperini ha deciso di dargli una chance. Vincente. “Ci siamo sentiti alle 3 di notte dopo la partita – rivela Nitto -. Io piangevo, lui piangeva. C’era una commozione enorme, non abbiamo dormito per l’euforia. E fortunatamente qualcuno ci ha guardato dall’alto, perché questa storia così bella si sia potuta compiere”.

Cissé viene descritto come un ragazzo molto intelligente e molto umile, ma anche tanto tanto timido e taciturno. Una persona che parla molto ma pensa più ai fatti, mai sopra le righe e molto a modo. Ingredienti fondamentali per entrare in punta di piedi nel mondo del calcio e cominciare a farsi largo. E se il buongiorno si vede dal mattino anzi, da una fredda serata a Bologna, la strada sembra essere quella giusta.

Redazione

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