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Semplici e l’arrivo a Cagliari: le tappe che lo hanno portato alla firma

Ricominciare da Cagliari, con quella voglia matta di trovare nuove conferme. Quell’esonero con la Spal dello scorso anno ancora non va giù: era la fine di un ciclo, lo aveva capito, ma non voleva chiudere così. Per Leonardo Semplici, quei mesi sono serviti a riflettere, aggiornarsi, studiare gli altri. Capire come migliorare.

 


 

Il suo è sempre stato un percorso di crescita”, ci racconta Giulio Dini, l’avvocato che da sempre segue Semplici. “Siamo molto legati”, dice: “Ci siamo conosciuti l’anno nel 2005, Leonardo era al Figline Valdarno, dove ha cominciato ad affermarsi. Voleva un mio assistito, un attaccante, Dario Tranchitella”. Un discorso tira l’altro e comincia la collaborazione. Proficua. A Figline inizia in Eccellenza, ma in 4 anni riesce a portare la squadra in C1. Quindi, l’Arezzo: altre conferme. “Va detta una cosa: ha vinto tutti, ma proprio tutti i campionati italiani”. Serie A esclusa, certo. Ma un primo posto in ogni classifica non è cosa da poco.

 


Nel 2011, decide di reinventarsi: “Lavora per la Primavera della Fiorentina, dopo tante prime squadre”. Allena Babacar, Empereur, Camporese, un certo Bernardeschi (il retroscena sul suo arrivo a Firenze). Tre anni di lavoro sui giovani, che gli valgono la chiamata che gli cambia la vita. Riparte dalla Spal in Serie C, arriva fino in Serie A che mantiene per due anni e mezzo, con l’epilogo che conosciamo.

 


 

Il suo segreto è quello di costruire un rapporto di fiducia molto forte con i giocatori. Sono loro al centro del progetto di gioco, con le loro caratteristiche. Se ha una capacità, è quella di ascoltare i suoi interlocutori. Lo dicono i numeri, non io” continua Dini, che lo ha accompagnato anche nei momenti di maggiore difficoltà. “Il primo anno di A alla Spal non fu semplice: a metà stagione la salvezza sembrava compromessa, ma poi la squadra era tutta con lui e non riconosceva altro che lui. Se ha pensato di lasciare? No, mai”. Semmai di costruire e ricostruire.

Le proposte

Gli è bastato un anno di Serie A per farsi conoscere e ricevere le prime offerte. Nell’estate 2018, fu molto vicino al Bologna, che poi virò su Filippo Inzaghi, fortemente sponsorizzato da Tacopina al suo concittadino Saputo. L’anno successivo, si era avviato un discorso con la Fiorentina ma Commisso, appena arrivato, preferì confermare Montella subentrato a Pioli.

 


Quindi, lo scorso agosto, l’Udinese: Leonardo è un pallino di Pozzo. Il futuro di Gotti era incerto. Parti molto vicine ma alla fine un dietrofront che non ha portato alla conclusione.

  


Ora, il Cagliari, dopo qualche altro sondaggio ricevuto da altre squadre di A e B. La situazione non era facile, ma c’era la convinzione di poter portare il gruppo su livelli diversi. Come? Parlando con tutti, nessuno escluso: e infatti 1,66 punti di media da quando è arrivato, sono lì a testimoniarlo. Ha sempre fatto così, è stata la sua forza. La salvezza in rossoblù, può valere quasi come un titolo. L’ultimo che gli manca in Italia.

Valentino Della Casa

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