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Paolo
Borella

Belardi e il sogno Juventus: "Ero al mare, arrivarono i bianconeri"
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Il calcio, come la vita, è sorprendente e meraviglioso” specie quando arriva una chiamata dalla Juventus e non te l'aspettavi più. In una sola frase c'è tutta la carriera di Emanuele Belardi, portiere campano che ha avuto Reggio Calabria come seconda casa per tanti anni.

Belardi e l'approdo sfumato all'Inter 

Cresciuto nelle giovanili della Reggina dall'età di 14 anni, Belardi ha esordito in ognuna delle prime tre massime categorie italiane con la maglia amaranto. Nel 2003, dopo la prima salvezza in Serie A conquistata da titolare, iniziarono i primi contatti che lo volevano all'Inter: "La società aveva parlato con il mio agente, cercavano un secondo portiere giovane da affiancare a Toldo, ma poi non se ne fece nulla. Rimasi convinto che il treno per una grande squadra fosse ormai passato". 

Invece, due anni dopo, passato dalla Serie C1 del nuovo Napoli di De Laurentiis e dalla B di Catanzaro, arriva l'opportunità unica: "Ero al mare e non sapevo ancora in quale squadra avrei giocato l'anno successivo. Poi vidi una chiamata del mio agente e credetti fosse arrivata qualche offerta importante dalla Serie B".

La chiamata della Juventus da prendere al volo

"Emanuele, c'è la Juve!", "Come, la Juve?" Sì, proprio i bianconeri, che vivevano un momento particolare dopo la retrocessione in Serie B: "In quei giorni leggevo sui giornali ciò che stava succedendo. Ma quando mi parlarono per spiegarmi il mio ruolo non esitai un secondo. Buffon sarebbe stato impegnato spesso con la Nazionale, così cercavano un profilo più esperto e che già conosceva la categoria da affiancare al secondo Mirante".  

"La vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita" per citare Forrest Gump. L'opportunità più dolce, per restare in tema, potrebbe arrivare quando meno te l'aspetti: "Il treno non solo era passato di nuovo, si era proprio fermato davanti a me. Lo presi al volo" sottilinea Belardi. 

Il progetto Udinese e il finale di carriera fra India e "casa"

La stazione Juve regala momenti indescrivibili al portiere, che complice un infortunio di Buffon trova anche una decina di presenze nella sua seconda stagione, in Serie A. Un viaggiatore però è sempre pronto a nuove avventure e così quando cambiano i piani dei bianconeri che volevano farlo tornare al ruolo di terzo portiere, Belardi si imbarcò per un nuovo viaggio: "Andai all'Udinese, dove per anni mi sentii al centro del progetto. Per fare un esempio, dopo sei mesi mi riscattarono e prolungarono di 4 anni il mio contratto. In più ho avuto occasione di togliermi tante soddisfazioni, a partire dall'esordio personale in Europa League". 

L'obiettivo di Belardi è sempre stato crescere, dentro e fuori dal campo. Infatti ai tempi di Udine, il portiere classe '77 investì anche sul suo futuro: "Mi iscrissi alla facoltà di scienze motorie. Mi sono laureato ai tempi del mio primo ritorno alla Reggina nel 2012. Sono cose belle, alle quali tutti i giovani dovrebbero aprirsi". 

Sullo sfondo c'è sempre la Reggina, con cui Belardi chiude la carriera nel 2015 dopo l'esperienza in India al Pune City: "Sono tornato per un discorso di riconoscenza alla società nella quale ero cresciuto. C'era una situazione molto difficile, eravamo in Lega Pro e abbiamo rischiato la retrocessione".  

Fortunatamente, nello spareggio infuocato contro il Messina, la squadra vince per due volte e si salva: "Avevo anticipato alla mia famiglia e ai miei amici che se ci fossimo salvati avrei smesso, e così è stato. Era il 2015 e ho chiuso la carriera dove l'avevo iniziata vent'anni prima, nel 1995".

Un cerchio che si chiude. Ancora di più se si pensa che la Reggina lo ha prelevato da una scuola calcio di Eboli, della quale Belardi è diventato proprietario nel 2007, a soli 30 anni.

Ora il centro porta il suo nome e coltiva piccoli campioni e grandi sognatori, come lui. 

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