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Valentino
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Le sliding doors di Petkovic: da Catania alla Croazia. E la benedizione di Cosmi...
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Quando si parla di sliding doors di mercato, Bruno Petkovic sa bene cosa vogliano dire. Croato, 27 anni, in patria è un idolo. Parliamo dell’attaccante della Nazionale e di un giocatore che, alla Dinamo Zagabria, è diventato imprescindibile. Lo conosciamo anche in Italia, forse non quanto avremmo potuto. O dovuto.

 

La domanda è una: la Serie A ha fatto bene a lasciarlo partire? “Va coccolato e capito”, ci dice Serse Cosmi, l’allenatore che, a Trapani, più di tutti è riuscito a farlo esprimere. “Io di attaccanti forti ne ho allenati tanti (pensate a Milito), ma uno come Bruno, che cambiasse così tanto il volto alla sua squadra, non l’ho mai trovato da altre parti”. Si parla della stagione 2015/2016: Petkovic è l’assoluto protagonista di un campionato che tutto il Trapani vive come un sogno, trovando il terzo posto in B e giocando la finale playoff contro il Pescara.

L'intreccio con Mandzukic

Lo faceva “incazzare”, sì, ma “perché gli dicevo sempre che non aveva senso che giocasse in Serie B. Aveva tutto, ma davvero tutto, per stare in Serie A”, categoria che proprio la stagione successiva avrebbe conosciuto. Il suo è stato un vero e proprio travaglio. Prima sliding door: è partito nelle giovanili del Catania, quando l’agente Giacomo Branchini aveva iniziato a seguirlo insieme al suo procuratore Ivan Cvjetokovic (vi ricordate quell’incrocio con Mandzukic?).

 

Bruno, per caratteristiche, è sempre stato un attaccante altruista: non che non abbia senso del gol, ma chi gioca al suo fianco segna parecchio. Una dote ricercata, non sempre compresa: quando fatica a fare gol lui, arretra, diventando quasi un numero 10. E infatti deve fare tanta gavetta prima che il suo talento emerga: Catania, Varese, Reggiana, Entella. Fino a Trapani, appunto. Seconda sliding door.

"Dov'è Bruno?"

Non fallisce, le doti in campo emergono proprio perché uno come Cosmi è riuscito a capire fino in fondo il suo carattere. “Era molto particolare” continua l’allenatore. Gli episodi sono tanti. Su tutti, uno. La mattina dell’ultima gara di campionato, contro il Bari, Bruno non si trova da nessuna parte. In camera vanno a bussare a turno massaggiatori e preparatori. Nulla. “Mi stavo quasi preoccupando”, racconta Cosmi, “quando a un certo punto lo vidi”. Occhi stropicciati, capelli scarmigliati: si è appena svegliato, non ha sentito nessuno e si presenta al volo per il lavoro prima della partita. “Se mi sono incazzato? Anche, ma lui era così”. Non gli viene data nemmeno la possibilità di andare in bagno, deve arrangiarsi. “Se un allenatore vede che un giocatore in campo ha qualità e le dimostra, lascia correre”. Per inciso, in quella partita segna una doppietta che porta tre punti.

Bologna e...

Il trampolino per la Serie A c’è tutto: con 1,2 milioni passa al Bologna (secondo cessione record della storia del Trapani, la prima è Coronado al Palermo per 1,4), dove pensa e spera di poter fare tanto. In un anno e mezzo, però, non gli viene dato lo spazio giusto: ottiene la titolarità per tre partite consecutive soltanto una volta e all’inizio della prima stagione, ma con Donadoni non scatta lo stesso feeling che c’era con Cosmi. Così, a gennaio 2018 il prestito al Verona (l’anno della Serie A con Pecchia): 16 partite, nessun gol ma 2 assist. L’attaccante che, se in difficoltà, fa fare gol, appunto.

 

Ma l’esperienza in Italia è scottante: Bruno sa di non aver avuto le giuste possibilità. Così pensa di tornare a casa, non come ripiego, ma come rilancio. E sul tavolo di Branchini, con cui intanto ha stretto un rapporto quasi familiare, si materializza l’offerta della Dinamo Zagabria. Terza sliding door: ai croati viene ceduto dal Bologna per 1,2 milioni, la stessa cifra con cui è stato acquistato. In due anni e mezzo, esplode: 103 partite tra campionato, coppe nazionali e internazionali (Champions e Europa League) 35 gol segnati e 27 assist. Le sue caratteristiche risaltano tutte, tanto che già la scorsa estate si è fatto avanti l’Atletico Madrid: alcuni agenti che non seguono il ragazzo provano a mediare, ma portano a far naufragare la trattativa. 

 

E a gennaio arriva la quarta sliding door, la penultima. Parma su Petkovic. Il giocatore potrebbe partire a circa 10 milioni di euro dalla Dinamo Zagabria, ma di ingaggio chiede ben di più del milione percepito in Croazia, perché per tornare in Serie A, vuole farlo con le dovute garanzie. Viste le esperienze vissute, la squadra che lo richiede deve credere davvero in lui. Tempi stretti, costi alti: non si trova l’intesa, il giocatore resta a Zagabria e in Europa League, di recente, ha realizzato una splendida doppietta.

Il futuro

E l’ultima sliding door? Noi dobbiamo ancora raccontarla. Lui, viverla. “Tornare a casa gli ha fatto bene” dice Cosmi. “Gli serviva. Se ha raggiunto la giusta maturità, potrà prendere il volo”. Non male, per uno che è partito da Catania con tante difficoltà e che adesso è pronto a sfidare chiunque.

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