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Valentino
Della Casa

Il Toro e... il Toro: Lautaro Martinez e quella clausola da non esercitare
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Un Toro a Torino? Il gioco di parole si era anche pensato, perché l’operazione Lautaro Martinez in granata è stata per più di un attimo una possibilità. Oggi segna e convince con l’Inter (e con Lukaku): chissà come sarebbe stato in un’altra squadra di Serie A?

 

I nerazzurri già lo seguivano e ci pensavano, per poi muovere il passo decisivo a febbraio 2018. Il Torino con l’allora ds Petrachi ci ha provato a ottobre 2017. Più che un pensiero, meno che una lunga trattativa. Il Toro intavola, tramite intermediari, un discorso con il presidente del Racing: “Quanto costa Lautaro? Offriamo 11-12 milioni più bonus”. “Ne vogliamo almeno 15”. Martinez aveva una clausola (che al suo nome viene associato spesso…) di circa 12 milioni: l’attaccante aveva già garantito che non l’avrebbe mai fatta esercitare, un patto d’onore con il club che l’aveva fatto crescere fino a farlo diventare uno tra i più forti in Sud America.

 

I granata però non demordono: un osservatore granata, Antonio Cavallo (ora alla Roma), va anche a vederlo a Rosario, durante una partita. Dal vivo, per capire se e quanto potesse ambientarsi al campionato italiano. “Prendiamolo, è fortissimo”, il primo commento a caldo. Si contatta anche il fratello di Zarate, agente, che in questa fase seguiva anche Martinez. Ma gli incastri sono difficili e non si riesce ad andare in porto.

L'arrivo di Ausilio

Dopo pochi mesi, arriva l’Inter. E deve fare di tutto per chiudere l’operazione. Ausilio sa che l’Atletico Madrid si è mosso talmente tanto prima, da far firmare a Lautaro un precontratto e sostenere le visite mediche: manca, però, l’intesa col Racing, che preferisce trattare per i motivi già spiegati sopra. Il giocatore, riconoscente nei confronti della squadra dov’è cresciuto, di certo non vuole fare un torto al suo club, ammicca e prende tempo. L’Inter parte in svantaggio ma quando irrompe lo fa toccando le corde giuste al momento giusto: per prima cosa, si presenta portando in regalo una maglia numero 10 con il cognome "Lautaro" stampato sulle spalle, poi proponendo un contratto con clausola rescissoria (eccola) da 111 milioni, ovvero uno in più del connazionale amico Icardi, tanto per far capire subito le future gerarchie di importanza. 

 

E poi ci sono quei rapporti tra Zanetti, vicepresidente dell’Inter, e Diego Milito, in quel momento segretario tecnico del Racing. È proprio l’ex attaccante che va a prendere Ausilio in hotel e lo accompagna a pranzo per trattare con i dirigenti del club. È lunedì 5 febbraio, in serata si gioca la 14a giornata di campionato tra Racing e Huracan. Il terreno, fertile, spinge Ausilio ad affondare il colpo proprio davanti a un piatto caldo. “La chiudiamo?”. Sembra tutto ok, ma Lautaro segna una tripletta proprio in quella partita. Tutti che sultano tranne uno. Chi? Il ds dell’Inter, che aveva già capito che si sarebbe dovuto trattare tutto.

 

Tempo due giorni, e Ausilio, dopo sette ore in albergo ad attendere il via libera finale, si trova a pagare circa 3 milioni in più, per un totale di 20 (tasse comprese) più 2 di bonus, con il 10 per cento sulla futura rivendita lasciata agli argentini. Questa volta l’affare si fa, con buona pace di tutti quelli che ci avevano provato prima. Anche dall’Italia.

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