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Luca
Bendoni

Luca Antonini a cuore aperto: "Il Milan la mia vita. E quell'offerta del Watford"
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Cuore in mano e libro dei ricordi aperto. Zero freni, tante emozioni. Luca Antonini è così: umile, scherzoso, ma allo stesso tempo concreto. Ex terzino sinistro, oggi agente sportivo, ha all’attivo 181 presenze in Serie A, di cui 81 solo con la maglia del Milan.

Il Milan è tutta la mia vita”, racconta con il sorriso stampato sul volto, ai microfoni di Grandhotelcalciomercato.com. “Sono cresciuto nel vivaio rossonero, tifando Milan: quella maglia è pesantissima. E, per chi esce dal settore giovanile, lo è tre volte di più. Poi per me, che ho fatto tanta gavetta, ha sempre avuto un valore speciale, fantastico”. Una dimensione onirica. Che Antonini ha reso realtà nel 2008, dopo sette lunghi anni lontano da Milano. Prima la C2 a Prato, poi Ancona, Samp, Modena, Pescara, Arezzo, Siena ed Empoli. Solo infine, ha riabbracciato i colori rossoneri.

 

 

Il ritorno al Milan

“Il Milan non si era qualificato in Champions, ma in Europa League, e quell’anno si erano ritirati due dei terzini più forti della storia: Serginho e Cafù. La dirigenza non aveva a disposizione un gran budget per il mercato, allora optarono per una soluzione creativa. Al tempo, c’erano quattro giocatori in comproprietà tra Milan ed Empoli: Pozzi, Marzorati, Abate ed io. Il dottor Galliani (si conoscono da vent’anni, ma Antonini lo chiama ancora “dottore”, e non smetterà mai di farlo – n.d.r.) si accordò con il ds dei toscani Pino Vitale e scelse di portare a Milano me e Ignazio, cedendo alla controparte Pozzi e Marzorati”. Una scelta, numeri alla mano, probabilmente azzeccata.

 

 

Ricordi dallo spogliatoio, da Maldini al giocherellone Robinho

“Degli anni del Milan ho ricordi emozionanti. Giocare accanto a Calciatori veri, con la C maiuscola, sia in campo che fuori, è stato qualcosa di incredibile”. Antonini ricorda benissimo il momento della sua investitura: “Probabilmente è stato il mio giorno più bello in rossonero. Ricordo che Galliani, il sabato prima di un Sampdoria-Milan, mi prese sotto braccio e mi disse: ‘Da domani tocca a te’. Fu qualcosa di magico”.

“In spogliatoio c’era un clima bellissimo. Robinho era l’animatore delle feste e io lo aiutavo in questo importante compito. Ibra scherzava sempre, fuori dal campo, mentre appena toccava palla diventava una iena: voleva vincere sempre, e spesso ce la faceva. Ancelotti, persona splendida, non ha mai alzato la voce. Bastava lo sguardo. E Maldini… che etica del lavoro: Paolo era un modello, anzi il modello. Per me e tutti gli altri. L’atmosfera fantastica del gruppo mi ha sempre spinto ad andare al campo felice e motivatissimo”.

 

 

Dallo Scudetto al “gol di Muntari”

Il trionfo più importante per Antonini con la maglia del Milan è senza dubbio lo Scudetto: “La stagione iniziò con un discorso di Berlusconi davanti a tutti i giocatori: ‘Arriva Ibra. Stiamo costruendo una squadra fortissima per tornare a vincere il campionato’”. Detto, fatto. Lo svedese arriva puntuale a Milano e con lui anche Robinho. “Eravamo troppo più forti degli altri: sapevamo di avere la vittoria in pugno e siamo stati bravi a prenderci ciò che ci meritavamo”.

Ma Luca vuole dirci di più. Non serve nemmeno stuzzicarlo: il suo è un flusso di coscienza. “Avremmo vinto anche l’anno successivo, ne sono convinto. In molti pensano che il gol di Muntari, se assegnato, non avrebbe cambiato le sorti. Io ho l’idea opposta: quella rete avrebbe dato più coraggio a noi, ma soprattutto avrebbe influito sulla mentalità della Juventus. Nel primo tempo li abbiamo uccisi, meritavano la sconfitta: se fosse andata così, avrebbero capito di essere inferiori al Milan”.

Il Genoa e il “no” al Watford

 

 

Nel 2013, dopo una stagione in cui i minuti scarseggiavano (solo 9 presenze tra campionato e coppe), Antonini sceglie di lasciare il Milan per la seconda volta in vita sua. A chiamarlo, questa volta, è il Genoa: “Ricordo che la mattina del 31 agosto mi chiamò Preziosi, proponendomi di tornare titolare, con tre anni di contratto. In cinque minuti trovammo l’accordo”.

Il tempo a Genova passa sereno e Antonini rifiuta anche un’offerta importante: “Nel gennaio 2015 mi voleva il Watford, ma, sebbene andare in Inghilterra fosse un sogno, scelsi di restare in Liguria. Questa decisione non era concorde alla visione del club, che mi mise fuori rosa. Ma il mio rapporto con l’ambiente rossoblù è sempre rimasto bellissimo. E ora spero che il mio amico Shevchenko possa far tornare grande il Grifone".

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