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Davide
Masi

Ventola: “Il passaggio all’Inter non fu una scelta semplice. L’Atalanta il mio posto magico”
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È il 6 novembre 1994 e a Firenze si gioca Fiorentina-Bari. I padroni di casa sono sul doppio vantaggio e sono in controllo della gara. A cinque minuti dalla fine, Giuseppe Materazzi, al tempo tecnico dei pugliesi, fa alzare dalla panchina un ragazzino di appena 16 anni: il suo nome è Nicola Ventola. “Ho realizzato il sogno di esordire con la mia squadra del cuore. Un’emozione incredibile”. Un ragazzo di Bari che esordisce con addosso i colori della propria città. Il sogno di ogni bambino

 

 

 

 

 

 

Esordire a 16 anni non è affatto semplice, soprattutto se a marcarti c’è un campione del mondo: “Ricordo di essere entrato gli ultimi 5 minuti e di aver preso un calcione da Marcio Santos, che tra l’altro aveva appena vinto il Mondiale del 1994 con il Brasile proprio contro l’Italia. Quindi ero quasi contento di aver preso un calcio da un campione del mondo”. Ricordi indelebili, che segnano l’inizio di un viaggio indimenticabile, raccontato ai microfoni di Grandhotelcalciomercato.com.



La chiamata dall’Inter, la vittoria dell’Europeo e l’amore per l’Atalanta

 

Nel 1998 arriva la chiamata dall’Inter, un treno che passa una sola volta: “Iniziai benissimo, feci 5 gol in 5 partite. Però, nonostante fosse l’Inter, non è stato facile lasciare Bari. Sapevo di dover fare quel passo, ma non fu semplice partire. Una volta arrivato però capii di aver fatto la scelta giusta”. Insomma, lasciare casa e le proprie origini non è mai semplice. Ma quando a chiamarti è l’Inter, è difficile dire di no. “Cercavo di imparare e prendere qualcosa da tutti. Ronaldo era un fenomeno, c’era poco da prendere da lui. Ricordo la caparbietà e la concentrazione di Simeone negli allenamenti, la furbizia di Zamorano in area. Avevo 20 anni, cercavo di osservare tutti. Simeone era incredibile, aveva una tensione spaventosa. Prima di ogni derby aveva i conati di vomito. Metteva una carica pazzesca. Anche Taribo West, Paulo Sousa, Javier Zanetti che già ai tempi era un capitano, nonostante quell’anno fosse l’ultima stagione di Bergomi”.

 

 

 

 

 

 

Dopo un anno in nerazzurro e una stagione al Bologna, Ventola, nell’estate del 2000, porta a casa l’Europeo con la Nazionale Under 21. “Lo alzai da protagonista, non giocai solamente la finale perché mi ruppi il menisco. Nonostante ciò entrai a partita in corso. Quella squadra era incredibile. Perrotta, Pirlo, Gattuso e all’inizio c’era anche Buffon. Giocammo contro squadre fortissime: la Francia di Henry e Trezeguet, la Spagna di Puyol. Facemmo davvero una grandissima impresa”. A fine anno arriva un altro prestito, questa volta all’Atalanta. Sarà la prima delle due esperienze a Bergamo: “A livello statistico sono stati i periodi dove ho fatto più gol. Mi sono trovato veramente bene. C’era qualcosa di magico per me a Bergamo, ho avuto grande empatia con i tifosi e la città. Credo che ogni giocatore abbia il proprio posto magico, l’Atalanta per me è stato questo”. A Bergamo, Ventola ha lasciato un pezzo di cuore.



La vita dopo il ritiro 

 

Atalanta, Torino e infine Novara, il tutto prima di arrivare al 2011, l’anno dell’addio al calcio. Capacità di reinventarsi e trovare la propria strada: per Ventola, ripartire da zero non è stato affatto semplice: “I primi due anni dopo il ritiro ero quasi in depressione. Io e la mia famiglia avevamo deciso di spostarci a Los Angeles. Passai dall’adrenalina di giocare a calcio e avere la quotidianità dell’allenamento ad avere tutto spostato in un altro continente, dove non stavo lavorando e stavo capendo ancora cosa fare. Sono stati gli anni più difficili. Poi c’è stata l’opportunità di commentare il calcio europeo negli Emirati Arabi. Lì ho capito di non voler fare l’allenatore e mi sono appassionato ad analizzare il calcio e le partite”. 



 

 

 

 

 

Nel 2013 arrivò anche un elogio nei suoi confronti da parte di Erick Thohir, al tempo presidente nerazzurro, che lo scelse come il suo giocatore preferito nella storia dell’Inter. “Quella notte mi chiamarono tantissimi giornalisti. Ero in dormiveglia e sentivo questo telefono che suonava e vibrava. Pensavo fosse morto qualcuno”. Calcio e non solo, Ventola, nel 2019, ha conseguito la laurea magistrale in Economia e Tecnica della Comunicazione con specializzazione in Media e Linguaggi audiovisivi. “Partì tutto da una promessa fatta a mio padre, che era avvocato e che persi quando avevo 20 anni. In famiglia sono tutti laureati. Già in passato avevo iniziato, ricordo che feci 10 esami. Poi quando ho smesso di giocare mi sono laureato definitivamente. Sono contento di aver mantenuto la promessa”. 

 

 

 

 

 

Dopo il ritiro, Ventola ha mantenuto un grande legame di amicizia con Vieri e Adani, con i quali, nel 2020, ha inciso un disco: “Ci fu un produttore di Universal Music che ci propose questa idea che alla fine ci piacque. Abbiamo raccolto 50.000€ poi donati in beneficenza”. A loro, qualche mese dopo, si aggiunse anche Cassano. Insieme hanno deciso di iniziare a commentare e analizzare le partite del nostro campionato (e non solo). "Ognuno vede il calcio in maniera diversa anche se tutti e quattro sappiamo che questo sport sta cambiando. Bisogna proporre un calcio propositivo, sono un po’ finite le speculazioni del risultato. Se vai all’estero ti parleranno dell’Atalanta, nonostante non abbia vinto nulla”. 












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